| 16 Luglio 2026 15:02 |

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(Adnkronos) – “La Mash – steatoepatite associata a disfunzione metabolica è una sfida sanitaria perché è difficile da identificare, dal momento che decorre in maniera silente. Nella patologia, il grasso che si accumula all’interno del fegato va incontro a processi infiammatori che poi portano alla formazione di una cicatrice, che si chiama fibrosi. La Mash può avere un percorso benigno, ma in alcune persone tende a diventare una condizione progressiva: la fibrosi in eccesso facilita la cirrosi, la più grave condizione del fegato, che espone anche allo sviluppo di tumore. L’identificazione precoce, con campagne di prevenzione e informazione, dei pazienti con alto rischio di fibrosi è fondamentale. In questo modo possiamo ridurre l’impatto della cirrosi epatica sui sistemi sanitari, sugli ospedali e anche, ovviamente, sulla salute dei pazienti”. Così Luca Miele, ricercatore di Medicina interna all’università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Uos Clinica del pre-trapianto di fegato e Ambulatorio Steatosi presso la Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, intervenendo all’incontro con la stampa dedicato alla malattia, organizzato oggi a Milano da Madrigal.