| 16 Luglio 2026 15:02 |

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(Adnkronos) – È stimato in 3 miliardi di euro l’impatto economico della Mash (steatoepatite associata a disfunzione metabolica) in Italia entro il 2040. La patologia epatica cronica, grave e progressiva, rappresenta già oggi la seconda causa di trapianto di fegato nel Paese, ma resta ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata. Per sensibilizzare un pubblico sempre più ampio su questo tema e fare il punto sull’impatto economico, clinico e sociale della malattia, Madrigal Pharmaceuticals Italy ha promosso oggi a Milano il media tutorial ‘Mash: conoscere per agire. Il ruolo della corretta diagnosi in una patologia epatica silenziosa e sottovalutata’. L’incontro ha permesso di affrontare il tema da molteplici prospettive: dall’inquadramento nosologico all’evoluzione della ricerca, dall’analisi degli stadi avanzati con i relativi impatti economici e sociali, fino alla voce dei pazienti e ai loro bisogni ancora insoddisfatti.

La patologia – spiega una nota – è caratterizzata da accumulo di grasso nel fegato associato a infiammazione e danno cellulare. Se non diagnosticata e trattata adeguatamente, può progredire in eventi epatici maggiori, quali cirrosi, scompenso epatico ed epatocarcinoma, posizionandosi come seconda causa di trapianto di fegato in Italia. Secondo un recente studio condotto da Aisf-Associazione italiana per lo studio del fegato, pur rappresentando una parte limitata della popolazione affetta da Mash, i 5mila pazienti in stadio da moderato ad avanzato di fibrosi (di cui 2mila in stadio fibrotico avanzato) costituiscono il segmento a più alto rischio di progressione rapida. “La Mash rappresenta una sfida sanitaria silenziosa che progredisce attraverso stadi di gravità crescente, ma che risulta asintomatica nelle sue fasi iniziali e moderate”, afferma Luca Miele, ricercatore di Medicina interna, università Cattolica del Sacro Cuore, e direttore Uos Clinica del pre-trapianto di fegato e Ambulatorio Steatosi della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma. “Il peso sul sistema sanitario nazionale cresce esponenzialmente man mano che la malattia avanza – sottolinea – Per arrestare questa spirale, la chiave è la diagnosi tempestiva della fibrosi avanzata, vera discriminante prognostica, con l’epatologo come figura centrale in un percorso multidisciplinare capace di coinvolgere medici di medicina generale e specialisti”.