Europol, l’agenzia della Ue per la lotta al crimine, ha utilizzato un sistema IT (Information Tecnology) illegale per indagare e archiviare i dati di migliaia di persone, inclusi alcuni attivisti che hanno svolto attività di volontariato a favore dei migranti. Lo ha rivelato una recente inchiesta giornalistica pubblicata dalle testate di settore Solomon, Correctiv e Computer Weekly.
In seguito a queste rivelazioni, l’organizzazione no-profit Front-Lex, che si batte per i diritti dei migranti e sorveglia il corretto svolgimento delle funzioni di sorveglianza delle frontiere da parte dell’agenzia Frontex, ha presentato un reclamo per conto di tre difensori dei diritti umani, indagati e poi assolti. Front-Lex sostiene che Europol abbia illegalmente archiviato ed elaborato informazioni sensibili su di loro in ambienti IT non regolamentati, in violazione della legge europea.
Abbiamo chiesto al responsabile del team legale dell’Ong, l’avvocato Iftach Cohen, di spiegarci in cosa consiste la sua azione.
“Abbiamo presentato un reclamo al Garante europeo della protezione dei dati, Wojciech Wiewiórowski, chiedendogli di imporre un divieto temporaneo o definitivo su tutti gli ambienti paralleli ombra illegali di Europol. Questi sistemi operano senza controlli e garanzie ICT di base, consentendo il trattamento illecito dei dati personali di ciascuno di noi. In pratica, vengono utilizzati per conservare illegalmente dati personali appartenenti, ad esempio, a difensori dei diritti umani e facilitarne la criminalizzazione negli Stati membri dell’Unione europea. Il GEPD è stato specificamente investito del potere normativo di imporre un simile divieto per una buona ragione: proteggere i nostri diritti e garantire che le istituzioni dell’Unione europea rispettino il diritto dell’UE in materia di protezione dei dati. Eppure, il GEPD non sta svolgendo adeguatamente il proprio compito. Il candidato italiano, Bruno Gencarelli, è uno dei principali contendenti alla carica di prossimo GEPD. Giustamente incontra una forte opposizione perché lavora presso la Commissione europea e potrebbe quindi non essere in grado di agire in modo indipendente. L’ironia è che l’attuale GEPD non presenta alcun evidente conflitto di interessi, ma agisce come se lo avesse. Chiediamo semplicemente al GEPD di fare il proprio lavoro. In caso contrario, lo porteremo dinanzi alla Corte di giustizia. Al di fuori del GEPD, soltanto i giudici dell’Unione europea possono imporre un divieto sui sistemi illegali di Europol.






