Ora all’ex Sant’Uffizio tocca al cardinale teologo Víctor Manuel Fernández dipanare la matassa. La richiesta lefebvriana di revoca della scomunica per le consacrazioni episcopali senza autorizzazione papale segna una novità accolta con favore in Curia. Per la prima volta gli ultratradizionalisti si appellano al codice di diritto canonico del 1983, quindi successivo al Concilio, e non, come avevano sempre fatto finora, a quello del 1917. Un riconoscimento indiretto, attraverso il riferimento alla nuova disciplina, del Vaticano II visto che «il codice vigente viene unanimamente definito l’ultimo documento conciliare», osserva don Filippo Di Giacomo, canonista e analista di questioni ecclesiastiche.

Fallito accordo Al dicastero per la Dottrina della fede si ricomincia a riannodare i fili laddove si erano spezzati con la soppressione della Commissione pontificia Ecclesia Dei. Nasce lì l’allontanamento da Roma culminato nei quattro vescovi illecitamente consacrati a a Ecône, in Svizzera, due settimane fa. Uno strappo alla cui origine c’è il fallimento all’ultimo istante dell’intesa che stava per fare della Fraternità San Pio X una Prelatura personale come l’Opus Dei. Spiega don Di Giacomo: «Era quasi stato raggiunto l’accordo: nel 2016 il superiore generale dei lefebvriani era lo svizzero Bernard Fellay e papa Francesco per l’anno santo della misericordia aveva appena riconosciuto la giurisdizione ecclesiastica ai chierici ordinati nella Fraternità San Pio X. Se non si è stato concretizzata l’intesa è stato per le faide interne alla Curia e per l’inadeguata gestione di quei tre, quattro ecclesiastici ai quali Benedetto XIV aveva imprudentemente affidato la questione». Prosegue il canonista: «Il colpo finale al progetto arrivò con l’approdo alla testa della Fraternità di don Gabriele Pagliarani che, di fronte al non eccelso spettacolo che stavano dando gli uomini di Roma, dichiarò seccamente di essere disposto a dialogare a condizione che Francesco scegliesse persone che sapessero di teologia. Ciò indispettì papa Bergoglio, obbligato così a difendere i vescovi curiali dei quali il nuovo capo della Fraternità non riconosceva scienza e coscienza».