Quando una sanzione sportiva può incidere sul lavoro e sulla carriera di una persona in tutta Europa, deve essere possibile contestarla davanti a un vero giudice, con il potere di annullarla se è illegittima. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione europea, interpellata nelle cause riunite C-424/24 e C-425/24 - Figc e Coni, in cui nel caso esaminato, due dirigenti della Juventus l'ex presidente Andrea Agnelli e l'ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene nell'ambito dell'inchiesta sulle plusvalenze, erano stati colpiti da una sanzione che impediva loro di svolgere attività nel calcio. La sanzione, inizialmente decisa in ambito Figc, era stata poi estesa dalla Fifa a livello mondiale.

Il procedimento della Figc

"Il 1º aprile 2022 la procura federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di diverse società calcistiche, tra cui la Juventus FC, nonché nei confronti di alcuni loro dirigenti sospettati di aver partecipato a un sistema di plusvalenze fittizie su trasferimenti di giocatori al fine di gonfiare artificiosamente il valore contabile di tali giocatori. Successivamente, è stato vietato a due dirigenti della Juventus l'esercizio di qualsiasi attività in ambito Figc. Tali sanzioni sono state successivamente estese a livello mondiale dalla Fédération internationale de Football Association (Fifa) e confermate dal supremo giudice sportivo italiano. Investito in seguito di un ricorso, il giudice amministrativo italiano, il cui potere si limita a quello di concedere un risarcimento, senza possibilità di annullare tali sanzioni, ha interrogato la Corte di giustizia in merito alla compatibilità di queste ultime con le libertà di circolazione garantite dal diritto dell'Unione, nonché alla conformità di un tale sistema di controllo giurisdizionale al diritto dell'Unione", spiega la Corte di giustizia Ue.