Il riferimento nel titolo al romanzo di Ray Bradbury è più un modo per dire che ho assistito a qualcosa di fuori dal mondo e assolutamente fantascientifico. Non desolante e catastrofico come nella mente dello scrittore americano che immaginò quel mondo oltre 75 anni fa ma, in proporzione, difficile da accettare per chi, come me, lo dico in premessa, è un tradizionalista per quanto riguarda la telecronaca sportiva (e il commento).

Il caldo di questo luglio acuisce la pigrizia, anche quella, già elevatissima, dello spettatore televisivo degli eventi sportivi di queste settimane. La pigrizia, nella visione della partita di calcio, della tappa ciclistica o dell’incontro di tennis, porta a “micro svenimenti” pomeridiani (siesta), stati deliranti dettati dalla canicola o sonno vero e proprio nelle notti mondiali. In questi momenti, dove lo stato cosciente si alterna all’incoscienza, la visione dello schermo viene sostituita dall’ascolto di telecronaca e commento. Un sottofondo che a volte può conciliare la quiete per il garbo con cui viene condotta la telecronaca e il commento ma che può disturbarlo, anzi, interromperlo bruscamente.

Telecronaca e commento devono accompagnare l’evento sportivo e, senza nascondermi dietro il torpore del caldo torrido, fra tennis, calcio, ciclismo, sport motoristici e vari, c’è una palette di colori che va dal bianco al nero, attraversando tutte le tonalità dell’esercizio cronachistico.