HomeFirenzeCosa FareFiesole, in scena il Prometeo di Eschilo diretto da Gabriele VacisIl 20 luglio al Teatro Romano appuntamento con il teatro classico che porta il tempo del mito alla contemporaneitàPrometeo di Eschilo diretto da Gabriele VacisRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFirenze, 16 luglio 2026 - Un imperdibile appuntamento con il teatro classico nella sede perfetta del teatro romano di Fiesole, dove il regista Gabriele Vacis porta il tempo del mito alla contemporaneità, con le attrici e gli attori di Potenziali Evocati Multimediali. Nell'ambito dell'Estate Fiesolana il 20 luglio alle ore 21,15 al Teatro Romano di Fiesole va in scena Prometeo di Eschilo con la regia di Gabriele Vacis. Tratto dal Prometeo incatenato di Eschilo, con la scenofonia di Roberto Tarasco, cori a cura di Enrico Rebaudo, e con le attrici e gli attori di Potenziali Evocati Multimediali. Il titano Prometeo ha rubato il fuoco agli dei per donarlo agli umani, e per questo Zeus lo punirà crudelmente. Attraverso le parole di autori come Luigi Meneghello e William Golding e l'uso di lingue come l'armeno o l'albanese, il testo di Eschilo prende forma e rimanda al mistero di un mondo antico e perduto. Elemento essenziale la danza e il canto, che costruiscono e costituiscono la struttura del coro. Prometeo racconta di un tempo che viene prima del tempo, di uno spazio che non è uno spazio. Il titano ha rubato il fuoco agli dei per donarlo agli umani, per questo Zeus lo punisce inchiodandolo ad una rupe ai confini del mondo, in Scizia. Lì, sofferente ma non del tutto vinto, riceve alcune visite: le oceanine e il loro padre, Oceano, e poi la vergine Io, per ultimo Hermes, il galoppino di Zeus. C'è chi lo raggiunge per scelta e chi ci capita, ma in entrambi i casi questi incontri sembrano essere più delle visioni che dei veri e propri dialoghi. Prometeo racconta ciò che è successo, tesse le fila di un racconto lontano, rivendica il suo diritto alla libertà e la giustezza della sua ribellione. Gabriele Vacis, in scena, introduce alcuni passaggi, ne sottolinea degli altri: guida gli spettatori alla visione, riportando continuamente il tempo del mito alla contemporaneità attraverso le parole di altri autori, come Luigi Meneghello o William Golding. È proprio dentro un'opera di quest'ultimo che il nostro Prometeo trova le sue più profonde ragioni, il suo nucleo pesante. La scena è vuota, si riempie soltanto dei corpi e delle voci degli interpreti. La danza e il canto sono essenziali, costruiscono e costituiscono la struttura del coro. Sono numerose le lingue: dall'albanese all'armeno, suoni di spazi che sono indecifrabili ma che rimandano al mistero di un mondo antico e perduto.