Il commento dell’ex calciatore in diretta ha suscitato obiezioni e polemiche per l’eccessivo trasporto. In collegamento con Antinelli ha chiarito: “Mi vengono le parole da sole, è amore per il calcio”.
Daniele Adani in collegamento Rai da Atlanta dopo Inghilterra–Argentina.
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Daniele ‘Lele' Adani è disfatto quando Alessandro Antinelli gli dà la linea dalla studio Rai. Dopo un commento in telecronaca molto emotivo, l'ex calciatore si presenta in tv provato e con la voce un po' roca per aver scandito la vittoria dell'Argentina in rimonta contro l'Inghilterra senza badare al tono. "A volte non so nemmeno cosa dico…", è la spiegazione che prova a dare parlando del trasporto con il quale sottolinea le gare dell'Albiceleste e, in particolare, la venerazione che ha per Lionel Messi non senza fare riferimento a "D1os" che è sempre presente da lassù nella narrazione onirica fatta in diretta. "Mi vengono le parole da sole… sono parole di sentimento perché queste sono le lacrime che mi dà il calcio, l'amore per il calcio".
Basta azionare il rewind per (ri)ascoltare l'enfasi di Adani che tracima dal piccolo schermo (era successo anche contro Capo Verde) e fa irruzione nelle case degli italiani in una caldissima serata d'estate, a corredo di una sfida che è andata oltre il calcio per le commistioni tra sport, politica e orgoglio revanscista degli argentini che a fine partita hanno perfino azzardato il riferimento alle Isole Malvinas. Quel territorio d'Oltremare del Regno Unito fu teatro di una guerra voluta dalla giunta militare al potere nel Paese sudamericano, che decise l'invasione per distogliere l'attenzione pubblica dalla grave crisi economica e dalle proteste civili. E vedere Messi saltellare dietro quel drappo non è affatto un cioccolatino, ma un boccone amaro, avvelenato. Adani no, è ebbro per altro. Antinelli lo invita ad andare avanti ma lui ha un attimo di defaillance, si ferma e prende fiato, avverte davvero il pathos profondo per la sua esposizione che ha sollevato più di qualche obiezione perché ritenuta sguaiata, eccessiva per una TV pubblica e, per giunta, italiana… non argentina. "Per questo ho detto che non credo più al destino – ha aggiunto in collegamento – perché ci sono delle situazioni che il calcio ti dà e testimoniarle come abbiamo fatto, mi ha provocato commozione. E credo che sia una cosa da condividere con tutta Italia".












