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Claudio Bozza

L'ex Br è riparato a Managua dal 1983. Condannato a sei ergastoli, non ha mai fatto un giorno di carcere. Suo padre Luciano fu responsabile della sala stampa vaticana sotto tre pontefici

È l'ultimo grande fantasma del caso Moro. Mentre quasi tutti gli altri protagonisti della stagione delle Brigate Rosse sono stati arrestati, processati e hanno scontato, in tutto o in parte, le loro pene, Alessio Casimirri, nome di battaglia «Camillo», non ha trascorso nemmeno un giorno in un carcere italiano.

Dal 1983 vive protetto in Nicaragua, dove ha ottenuto la cittadinanza e gestisce diversi ristoranti a Managua. È proprio la sua presenza nel Paese centroamericano ad aver riacceso lo scontro diplomatico tra Roma e il governo di Daniel Ortega. Nato a Roma nel 1951, Casimirri proviene da una famiglia molto lontana dall'immaginario della lotta armata. Il padre, Luciano, è stato responsabile della sala stampa vaticana sotto tre pontefici, da Pio XII a Paolo VI; la madre era cittadina del Vaticano. Dopo gli studi al liceo classico, si avvicina ai movimenti dell'estrema sinistra, milita in Potere Operaio e nel 1977 entra nelle Brigate Rosse, assumendo il nome di battaglia «Camillo».