La governance AI rischia di diventare il principale collo di bottiglia nella trasformazione digitale delle imprese italiane. Gli investimenti accelerano, gli agenti entrano nei processi e il management chiede risultati più rapidi. Tuttavia, strumenti di controllo, architetture e modelli finanziari non avanzano allo stesso ritmo.Il divario emerge dal nuovo studio dell’Ibm Institute for Business Value, realizzato con Oxford Economics. La ricerca ha coinvolto 2.000 Cio, Cto e responsabili tecnologici in 33 aree geografiche e 19 settori. Tra questi figurano anche le telecomunicazioni, insieme ad altri comparti regolati e ad alta complessità operativa. L’analisi prende in esame le sfide finanziarie, infrastrutturali e organizzative che accompagnano il passaggio dai progetti pilota alla produzione su larga scala.Il focus sull’Italia restituisce un quadro particolarmente netto. L’86% dei tech leader segnala una pressione medio-alta da parte dell’amministratore delegato o del vertice aziendale per accelerare gli agenti AI. Eppure, appena il 9% si considera pienamente pronto a governarne la crescita.A questa debolezza operativa si somma un’espansione rapida della spesa. La quota dei budget It destinata all’intelligenza artificiale dovrebbe salire dal 16% del 2025 al 28% nel 2027. Tuttavia, il 90% degli intervistati italiani non dispone ancora di una visibilità completa e in tempo reale sugli investimenti.La sfida, quindi, non riguarda più soltanto l’adozione. Le aziende devono creare le condizioni per una scalabilità sicura, sostenibile e responsabile, evitando che la velocità tecnologica superi la capacità di controllo.Indice degli argomenti
Governance AI, il ritardo delle imprese italiane
Governance AI, in Italia solo il 9% dei tech leader è pronto a scalare gli agenti, mentre budget e pressioni aziendali aumentano.








