di

Chiara Maffioletti

L'attrice parlerà oggi in Campidoglio a margine di un incontro di premi Nobel e capi di Stato su intelligenza artificiale e disarmo nucleare

Per tre giorni, trenta premi Nobel, ex capi di Stato e di Governo, leader religiosi, esperti di intelligenza artificiale e rappresentanti delle più importanti università e istituzioni di ricerca del mondo si sono riuniti in una sorta di Conclave — il Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War — che si concluderà oggi a Roma, in Campidoglio, con la firma della Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante. Tra loro, anche Sharon Stone, che oggi farà sentire la sua voce. La sua vita abbraccia il cinema, l’impegno umanitario e l’arte ma la diva forse più famosa di Hollywood ha deciso di prendere parte a questo evento in quanto «cittadina del mondo e madre di tre giovani uomini intelligenti».

Quale è il suo punto di vista sull’intelligenza artificiale e quali tutele ritiene indispensabili per proteggere il lavoro creativo?«Siamo nelle fasi iniziali della nostra comprensione dell’intelligenza artificiale. Così come un tempo lo eravamo con i computer, i cellulari, le automobili e, ancora prima, i treni. Eravamo anche agli inizi quando sono comparsi le armi da fuoco e gli ordigni nucleari. Tutte queste cose hanno portato benefici e svantaggi, alcuni dei quali stiamo ancora cercando di comprendere. Come per tutte queste tecnologie, è importante ricordare che sono qui per servire l’umanità, non il contrario. Con questa consapevolezza e con la dovuta riflessione, possono essere utilizzate per il bene. O, al contrario, per il male. La scelta spetta a noi. Il nostro futuro dipende dalla qualità e dal valore delle nostre decisioni».