"Non avevo intenzione di ucciderla". Cinque parole, pronunciate in un italiano stentato: sono state le dichiarazioni spontanee in udienza preliminare di Redouane Ennakhali, 45 anni, marocchino, accusato dell’omicidio aggravato della connazionale Nadia Khaidar, 50 anni.

Aggredita il 27 luglio 2025 in casa, in via Del Cossa a Bologna, Nadia morì tre mesi dopo, l’8 ottobre, dopo essere rimasta ricoverata in condizioni gravissime. Per il pm Domenico Ambrosino l’imputato, attualmente in custodia cautelare in carcere, era ossessionato dal desiderio di avere una relazione sentimentale con la vittima, animato dal rancore per i rifiuti ricevuti e convinto che lei avesse rapporti con altri e lo mettesse così in imbarazzo, e convinto inoltre che parlasse male di lui con altre persone.

E la mattina dell’omicidio la tempestò con oltre 760 messaggi. Poco prima, il 31 maggio, l’aveva aggredita: la vittima era appena rientrata da un viaggio in Belgio, lui la aspettò in aeroporto e la insultò.

Arrivò poi addirittura a mettere un localizzatore satellitare sotto l’auto della donna, così da controllarla. Successe il 22 luglio, cinque giorni prima del massacro: convinto che lei avesse una relazione con un altro, installò un Gps sotto la macchina della donna, monitorandone così tutti gli spostamenti fino alla mattina stessa dell’omicidio.