L’ha massacrata nella casa dove si era rifugiata, lei è morta dopo tre mesi in ospedale. Ancora non c’è stata una decisione in merito, ma è possibile che Redouane Ennakhali, responsabile del femminicidio della ex compagna Nadia Khaidar, venga processato con giudizio immediato, che prevede l’assenza dell’udienza preliminare.
«Il nostro assistito è ben consapevole di quello che ha fatto e non se ne capacita. È un uomo disperato, anche se può sembrare strano. Continua a ripetere di ricordare poco di quello che è successo quel giorno, sta iniziando a elaborare tutto» dichiara l’avvocato Alfonso Marra che insieme al collega Rocco Cariglino assiste il quarantatreenne marocchino che il 27 luglio scorso, con una furia cieca, aveva pestato e accoltellato la sua ex compagna Nadia Khaidar di 50 anni. La donna, che dopo la brutale aggressione aveva resistito con tutte le forze per quasi tre mesi lottando per la sua vita, non ce l’ha fatta.
Il 18 ottobre è morta all’ospedale Maggiore, dove era ricoverata, a causa delle gravissime ferite riportate. Il 27 luglio scorso, Ennakhali era arrivato sotto casa della ex, in via Francesco del Cossa in zona Barca, sotto effetto di alcol e droghe. Aveva prima speronato l’auto della donna parcheggiata in strada e poi era salito fino al terzo piano, aveva sfondato la porta e si era accanito contro l’ex compagna, che all’arrivo dei soccorsi era in sala, in una pozza di sangue.







