HomeFerraraCronaca"Il mercato del lavoro, ottimismo di facciata e realtà dei numeri"L’analisi del coordinatore Uil Massimo Zanirato "I contratti temporanei raggiungono il 90%".Il coordinatore della Uil a Ferrara Massimo Zanirato durante un presidio Archivio BpRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLe recenti analisi socioeconomiche pubblicate dal Sole 24 Ore hanno acceso un dibattito importante nel nostro territorio, spingendo alcuni commentatori a esprimere una comprensibile fiducia per il futuro. Tuttavia, guardando più a fondo i numeri ufficiali del mercato del lavoro su base provinciale, emerge chiaramente come questa ventata di ottimismo rischi di coprire alcune fragilità strutturali, che meritano un’attenzione ben diversa. I volumi occupazionali complessivi tengono, ma la qualità del lavoro racconta un’altra storia, come emerge chiaramente dai dati elaborati dal Centro Studi Uil. Il nodo centrale non è tanto quanti posti di lavoro si creino, ma la loro stabilità. Sebbene il tasso di occupazione a Ferrara si attesti a un rassicurante 73,4%, la nostra provincia detiene un triste primato in Emilia-Romagna: l’incidenza dei contratti temporanei sulle nuove attivazioni ha raggiunto lo spaventoso picco del 90%. Significa, nei fatti, che nove contratti su dieci hanno una scadenza. Tra gennaio e settembre si contano oltre 65mila rapporti attivati nel territorio, ma la realtà descritta dalle elaborazioni sui registri Inps mostra che la stragrande maggioranza delle assunzioni si disperde tra formule a termine, stagionali, contratti intermittenti e somministrazioni, lasciando alle stabilizzazioni a tempo indeterminato una quota del tutto marginale. A questa marcata precarietà si somma un divario di genere che continua a pesare come un macigno sui bilanci delle famiglie ferraresi. Il gender pay gap sul nostro territorio, calcolato su dati Inps, si traduce in cifre impietose: le lavoratrici percepiscono mediamente il 28,2% in meno rispetto ai colleghi uomini, fermandosi a una retribuzione media pro capite annua di appena 18.420 euro contro i 25.653 euro della componente maschile. Una disparità strutturale evidente anche nei tassi di accesso al lavoro, dove l’occupazione degli uomini sfiora il 79,2% mentre quella delle donne non va oltre il 67,5%. Se a questo si aggiunge l’aumento del 13,8% delle ore di Cassa Integrazione Straordinaria nel corso del 2025, appare chiaro che i segnali di sofferenza industriale sono tutt’altro che superati. La ricchezza e il benessere di una comunità si redistribuiscono in modo efficace solo se il lavoro offre certezze. Questa perenne precarietà finisce per ipotecare il futuro delle nuove generazioni e per frenare drammaticamente la natalità. In una città con prezzi di mercato già altissimi, per un lavoratore precario diventa impossibile persino trovare un immobile in affitto o chiedere un prestito. Cercare elementi di fiducia nei dati economici è legittimo, ma il dibattito pubblico non può ignorare la realtà quotidiana. Trasformare l’occupazione temporanea in opportunità stabili e abbattere i divari salariali che penalizzano le donne devono diventare le vere priorità per il futuro del nostro territorio.