Di: Vincenzo Leone, collaboratore RSI dall’UcrainaLe porte scorrevoli del Superhumans Center di Leopoli si aprono e si chiudono di continuo. Ogni persona che entra porta su di sé i segni della guerra in Ucraina: i colpi dei droni FPV (First Person View, ovvero pilotati in prima persona tramite visore) e delle mine al fronte, gli attacchi degli Shahed (droni kamikaze iraniani) in piena notte su case e automobili. Ci sono militari con insegne e distintivi sul marsupio, atleti che hanno stabilito record sportivi e giornalisti che lavoravano sulla linea del fronte, uomini e donne.Questo è uno dei maggiori centri in Ucraina che si occupa di riabilitazione di veterani e civili che hanno subito traumi, ferite e amputazioni a causa della guerra.Un centro completo per la riabilitazione“Abbiamo civili, persone che stavano semplicemente vivendo la loro vita e che sono state attaccate. Purtroppo abbiamo anche bambini”, racconta uno dei responsabili che lavora al centro, Eddy Scott. Tra i pazienti è arrivato anche il giornalista e fotografo ucraino George Ivanchenko, che il 3 ottobre del 2025 è stato ferito da un drone FPV mentre si trovava vicino alla città di Druzhkivka, insieme all’amico e collega Antoni Lallican. Il giornalista francese è stato ucciso nell’attacco, mentre George Ivanchenko ha subito l’amputazione di una gamba.Al Superhumans Center c’è anche Zakhar Biryukov, la sua storia è diventata un simbolo per l’intera struttura. È rimasto gravemente ferito al fronte nel 2022, ha subito tre amputazioni e nel 2025 ha compiuto l’impresa sportiva di scalare la vetta più alta dell’Ucraina, l’Hoverla. Tutte storie che si intrecciano nei corridoi del Superhumans. “Quello che stiamo cercando di fare è riunire in un unico luogo tutte quelle componenti che, in un altro centro, costringerebbero il paziente a rivolgersi a strutture diverse. Cerchiamo di fare in modo che tutto venga svolto qui”.Gli spazi per la riabilitazione del Superhumans Center di LeopoliRSI/Vincenzo LeoneTra un corridoio e l’altro ci sono sale per la fisioterapia, la parte ospedaliera attrezzata per le operazioni, la palestra con tapis roulant e attrezzi, la piscina. Di fianco all’area comune, da una vetrata, si vedono stampanti e attrezzature da laboratorio.Il laboratorio 3D: innovazione al servizio dei pazienti“Siamo nell’area di produzione del nostro dipartimento”, spiega Arkadii Bohdan, che gestisce come Technical Manager il 3D Lab della struttura. È un dipartimento dove si fa innovazione: si progettano e sviluppano modelli 3D di ogni tipo studiando i traumi e le lesioni riportate dai pazienti. “Qui c’è la stampante principale della nostra struttura, una HP Multi Jet Fusion. La utilizziamo per stampare praticamente tutto”, aggiunge.Arkadii Bohdan con una delle stampanti 3D usate al Superhumans Center di LeopoliRSI/Vincenzo LeonePrima di andare in stampa si fa un calcolo millimetrico di quello che viene richiesto: una scansione 3D per poi elaborare forme e modelli delle invasature protesiche (la parte che avvolge il moncone e sta tra l’arto amputato e la protesi meccanica o elettronica) e di altre parti che possono supportare la riabilitazione fisica e psicologica di chi è in cura qui.Soluzioni personalizzate per ogni paziente“Abbiamo pazienti con esigenze molto specifiche, desideri molto specifici, lesioni molto particolari e difficili. Ognuno di loro necessita di strumenti adattivi differenti”, sottolinea Eddy Scott.“C’è chi suonava la chitarra e ha perso parte della mano, quindi non riesce più a tenere un plettro. Allora stampiamo in 3D un supporto per il plettro che possa essere fissato alla mano. È qualcosa che migliora concretamente la vita delle persone. Per questo la stampa 3D è un settore così interessante verso cui ci stiamo dirigendo. Ed è un settore nel quale stiamo aprendo la strada”.Le moderne tecnologie robotiche e le interfacce uomo-macchina al Superhumans Center di Leopoli permettono agli amputati anche di giocare a scacchiRSI/Vincenzo LeoneLa tecnologia velocizza i tempi di realizzazione di componenti più complessi e in materiali più costosi. L’invasatura 3D serve a modellare un corpo totalmente estraneo come una protesi, adattandolo all’arto fino a trovare la soluzione definitiva.L’invasatura della protesi in polvere di nylon (che riesce a reggere pesi e carichi pesanti) può poi essere sostituita realizzando versioni in altri materiali, come la fibra di carbonio, che possono durare anche un anno e mezzo.La precisione fa la differenzaArkadii Bohdan responsabile del Technical Manager 3D LabRSI/Vincenzo Leone“L’invasatura è l’unica parte della protesi che è completamente personalizzata. Tutto il resto può essere acquistato da produttori diversi. Sono componenti standardizzati”, precisa Arkadii Bohdan. “Ma l’invasatura deve adattarsi perfettamente alla forma del moncone e deve essere il più precisa possibile. Altrimenti il paziente sentirà dolore, sarà scomodo e non riuscirà a camminare correttamente. Ed è proprio in questo ambito che la tecnologia 3D dà il meglio di sé: nella realizzazione di componenti personalizzati”.Ricostruzione facciale e modellazione anatomicaArkadii Bohdan lavora di fianco a specialisti e chirurghi che si occupano di operazioni di ricostruzione facciale, un altro settore dove il Lab 3D supporta la riabilitazione di chi torna dal fronte con un grave trauma.“Una delle altre attività che svolgiamo è la modellazione anatomica”, spiega. Salendo in un’altra area del centro dove ci sono le altre sale del suo dipartimento, apre un modello con una modellazione ossea 3D di una tomografia computerizzata (TAC). Sostanzialmente simula l’intervento prima che avvenga in sala operatoria.La modellizzazione 3D è fondamentale anche per aiutare i chirurghi nelle ricostruzioni faccialiRSI/Vincenzo Leone“Posso stampare la nuova struttura ossea, così il chirurgo può prepararsi molto meglio all’intervento. Per esempio, in alcuni interventi utilizziamo placche in titanio. Sono placche standard che normalmente vengono piegate direttamente durante l’operazione per adattarle all’anatomia del paziente. Con questo modello, invece, il chirurgo può piegare la placca in anticipo sul modello stampato in 3D. In questo modo dispone di un impianto personalizzato ancora prima di aprire il paziente e iniziare l’intervento”.Collaborazioni internazionaliIl dipartimento ha diverse collaborazioni internazionali, come con la Radboud University nei Paesi Bassi e l’AP-HP in Francia (Assistance Publique - Hôpitaux de Paris) e in particolare con l’ospedale parigino Pitié Salpêtrière. “Con loro ci scambiamo esperienze. Noi impariamo da loro. E a volte anche loro imparano da noi. Purtroppo abbiamo un numero enorme di pazienti e, proprio per questo, accumuliamo un’enorme esperienza”, afferma Arkadii Bohdan.Il centro di Leopoli è stato aperto il 14 aprile del 2023, grazie a un’iniziativa privata sostenuta da donatori internazionali e diversi governi e istituti partner. Ha raccolto fin qui più di 105 milioni di franchi svizzeri in donazioni, effettuando più di 2’600 interventi chirurgici e producendo più di 3’100 protesi nei propri laboratori. C’è una sezione apposita per i donatori privati – e i servizi sono offerti gratuitamente ai pazienti. Per alcuni modelli di protesi elettroniche avanzate e molto costose, vengono attivate delle apposite raccolte fondi, come conferma Eddy Scott da uno dei locali dove intorno a lui si montano e smontano protesi di continuo.Il modello sviluppato a Leopoli è in fase di espansione in altre città del Paese. Il centro di Leopoli lavora insieme all’altro centro – più vicino alla linea del fronte – di Dnipro. E il 4 luglio è stato inaugurato ufficialmente un altro centro a Odessa, nel sud del Paese, alla presenza della first lady Olena Zelenska. L’importanza del supporto psicologicoIl trattamento specifico e personalizzato consente agli specialisti di avere un rapporto diretto con il paziente e di aiutarlo a processare psicologicamente la perdita dell’arto. Un aspetto sottolineato da Eddy Scott, il cui accento è marcatamente inglese e la cui storia racconta la storia di questo centro, di questa guerra e di tutte le persone che entrano come pazienti dall’ingresso di Superhumans.L'ingresso del Superhumans Center di LeopoliRSI/Vincenzo LeoneEddy Scott è arrivato in Ucraina nell’ottobre del 2022 con l’idea di rimanere tre mesi. Da operatore umanitario si è spostato sulla linea del fronte. “Ho iniziato con la distribuzione di cibo e di aiuti umanitari in luoghi come Bakhmut. Ho lavorato anche a progetti infrastrutturali: riparazione di strade, ripristino delle vie di evacuazione, sistemazione dei tetti degli edifici e distribuzione di acqua potabile agli insediamenti sulla linea del fronte. Mi occupavo anche dell’evacuazione dei civili”.Il 30 gennaio 2025 un drone FPV centra il furgone bianco dove viaggiava dopo aver evacuato due civili nell’area di Pokrovsk. “Io sono stato quello colpito più gravemente”, racconta. È arrivato al Superhumans sei settimane dopo, per la riabilitazione e per le protesi del braccio e della gamba sinistra. Oggi lavora nella strutttura come ambassador del centro e come Senior media manager. “Sono venuto in Ucraina per aiutare le persone”, racconta. E al netto di quanto successo, “per me questo è il miglior risultato possibile”, spiega. “Essere ancora nella condizione di aiutare gli altri. Avere ancora un ruolo significativo”.Cambiare prospettivaEddy Scott spiega come “la parte più importante del processo è accettare le proprie lesioni” e che al Superhumans Center le protesi non vengono considerate una “sostituzione” degli arti. “Sono uno strumento. Non sostituiscono il braccio. Sostituiscono l’assenza del braccio. Abbiamo visto che, quando le persone riescono a cambiare mentalità, a vedere i vantaggi, a vedere ciò che c’è di positivo, il percorso diventa piuttosto semplice”.A Dnipro, in un centro ucraino per la riabilitazioneKeystoneÈ fondamentale il contatto tra i pazienti, negli spazi comuni, all’esterno e anche durante la terapia. “Quello che abbiamo creato è una sorta di ciclo che si autoalimenta. I pazienti più avanti nel percorso, quelli che sono vicini alla conclusione della riabilitazione, ottengono risultati molto visibili. Li vedi in palestra, li vedi a teatro, li vedi semplicemente nel centro. La nuova generazione di pazienti li osserva e guarda a ciò che verrà dopo. Guarda a dove potrà arrivare. Così si crea un’atmosfera di speranza”.Un messaggio di speranzaUna parola, “speranza”, che Eddy Scott pronuncia più volte senza retorica. “Questo centro rappresenta la speranza. Sappiamo che la portata della guerra è terribile e che la distruzione lascerà una cicatrice su questo Paese per sempre, nella nostra storia e nel nostro futuro. Tuttavia, possiamo svolgere un ruolo trasformando quel trauma in qualcosa che porti beneficio al nostro Paese e al mondo. Ed è proprio questo che stiamo cercando di fare qui, al Superhumans”. Anna Kurkurina: l'atleta che salva gli animali dalla guerraTelegiornale 29.06.2026, 20:0006:29 Vertice dei Volenterosi per aiutare l'UcrainaSEIDISERA 13.07.2026, 18:00Keystone
Ucraina, dove la stampa 3D cura le ferite di guerra - RSI
Al Superhumans Center di Leopoli, stampa 3D, protesi personalizzate e supporto psicologico aiutano veterani e civili ucraini a ricostruire la vita dopo la guerra.









