Le vongole provenienti dal Portogallo rivendute come prodotto italiano. Sono al centro della nuova inchiesta della Guardia di Finanza. Le indagini hanno portato ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un uomo indagato per trasferimento fraudolento di valori e omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali. La misura è stata disposta dal Tribunale del Riesame di Bologna, confermata dalla Corte di Cassazione su richiesta della Procura di Ferrara, e riguarda un soggetto già sottoposto in passato a misura di prevenzione personale e condannato in via definitiva per reati aggravati dal metodo mafioso. L’uomo avrebbe intestato a un soggetto prestanome le quote di società con sede legale nel Ferrarese per sottrarle a possibili provvedimenti di sequestro patrimoniale. A suo carico viene inoltre contestata la violazione delle disposizioni previste dal Codice Antimafia, che impongono ai soggetti sottoposti in via definitiva a misure di prevenzione di comunicare alla Guardia di Finanza ogni variazione patrimoniale superiore a 10.329,14 euro. La figura del destinatario dell’ordinanza è emersa nell’ambito di un’articolata attività d’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Ferrara - anche tramite il coordinamento con organismi collaterali esteri presso la sede olandese di Eurojust - che ha interessato alcuni componenti un sodalizio specializzato nell’illegale importazione di vongole dal Portogallo. Le investigazioni condotte dal Nucleo Pef Ferrara hanno evidenziato che, nell’ambito dell’emergenza causata della diffusione del c.d. ‘granchio blu’ nelle valli di Comacchio e nella c.d. Sacca di Goro, dei soggetti si erano specializzati nell’illegale introduzione nel territorio dello Stato di ingentissimi quantitativi di vongole (prive di documentazione utile a consentirne la tracciabilità riguardo la provenienza e trasportate in violazione delle norme sanitarie) provenienti da zone del Portogallo altamente inquinate, che poi venivano rivendute, attraverso la falsa produzione di documentazione sanitaria, come prodotto autoctono italiano. Nel corso delle indagini i Reparti del Corpo hanno sottoposto a sequestro oltre 15 tonnellate di prodotto pericoloso per la salute dei potenziali acquirenti. L’attività portata a termine conferma le continue attenzioni riposte nel contrasto ai tentativi di infiltrazione nel tessuto economico estense di società riconducibili a soggetti gravati da importanti precedenti penali nonché per combattere il fenomeno della commercializzazione di prodotti alimentari pericolosi per la salute delle persone.