ROMA – Quando parla del suo lavoro, Maria Ressa - giornalista e Premio Nobel per la pace nel 2021 per i suoi sforzi nel salvaguardare la libertà di espressione - si commuove.
“Ho ancora un processo pendente su undici che ho affrontato, presso la Corte Suprema delle Filippine - dice mentre gli occhi si inumidiscono - e devo chiedere un permesso speciale per viaggiare. Ma sono qui”.
Ressa ha sfidato con le sue inchieste sulla disinformazione digitale Rodrigo Duterte, l’ex presidente delle Filippine. “L’uomo che ha cercato di mettermi in prigione”, dice. E poi aggiunge, con orgoglio: “Oggi è sotto inchiesta all'Aia per crimini contro l'umanità, e alcune delle prove a suo carico derivano proprio dalle inchieste realizzate da Rappler [la testata filippina di giornalismo investigativo di cui è co-fondatrice e CEO, ndr]”.
Duterte è dietro le sbarre, ma Ressa - che guida anche il Panel scientifico dell’Onu sull’IA insieme Yoshua Bengio - continua a combattere nemici insidiosi: gli algoritmi.
L'intelligenza artificiale sta rendendo più facile fabbricare il consenso e manipolare il dibattito pubblico. Quale istituzione democratica ritiene sia più a rischio di crollo sotto questa pressione?













