Domani pomeriggio, al municipio di Malo, i sindaci berici si riuniranno per manifestare «solidarietà e vicinanza» al collega Moreno Marsetti. Nella notte tra domenica e lunedì la sua azienda a Isola Vicentina è stata devastata da un rogo doloso, che potrebbe essere connesso alle sue iniziative sul fronte della sicurezza, in particolare per il contrasto alle bande di teppisti e allo spaccio di droga. «Ringrazio di cuore tutti per il sostegno, ma non so se riuscirò a essere presente all’iniziativa, perché ho visto il bollettino meteo ed è atteso brutto tempo nel fine settimana, per cui devo concentrarmi sulla bonifica dei capannoni prima che la pioggia comprometta le condizioni di sicurezza», mormora il primo cittadino durante una breve pausa dalla guida del muletto con cui sposta le masserizie, confidando di vivere in questi giorni «un’amarezza così grande» da meditare le dimissioni: «Se venisse accertato che l’incendio è collegato all’amministrazione, varrebbe la pena di restare in Comune? Penso proprio di no».
Come sta? «A terra. Hanno messo alla carità me, i miei familiari e i nostri collaboratori. Ho 36 anni, questa ditta 40. È stata fondata da mio padre Daniele, uno dei primi elettrauto della zona, che l’ha fatta crescere con tanti sacrifici e a 75 anni ancora si dilettava con il carro attrezzi. Finché alle 3 del mattino è stato chiamato perché stava andando in fumo un'attività che ha costruito dal niente con le sue mani...». Tutto distrutto? «Tre capannoni da mille metri quadrati l’uno, tutti i materiali che c’erano dentro, la spina dorsale della Marsetti Gomme. I nostri 10 dipendenti sono in cassa integrazione, i macchinari sono pesantemente danneggiati, mi sto accollando le spese di bonifica e pulizia che stiamo facendo io, i miei fratelli e i nostri addetti come volontari. Posso fare una stima spannometrica, perché in questo momento non sono molto lucido, ma direi che la conta dei danni è arrivata a 5 milioni». Numeri da disastro. «Infatti la sto vivendo come la calamità di Protezione civile del 2024 per il maltempo. Sono 16 anni che, prima come assessore e poi come sindaco, gestisco emergenze. Ma un fuoco del genere, mi creda, non l’avevo mai visto. Pensavo fosse un incubo da cui mi sarei svegliato, invece il giorno dopo era ancora tutto vero». È stato ipotizzato un nesso con le minacce delle baby-gang che, da sindaco orgogliosamente leghista e musulmano, aveva fatto denunciare. Cosa direbbe ai responsabili, se li avesse davanti? «È meglio che non mi succeda di averli davanti... Chi ha appiccato l’incendio, ha rovinato tante famiglie, non solo la mia. Comunque al momento non c’è alcuna prova certa di un collegamento. Ho piena fiducia nelle forze dell'ordine e sono sicuro che individueranno gli autori. Ma so già che nessuno mi risarcirà tutti i danni. Per quanto l’assicurazione possa coprire, di fronte a un rogo doloso, quale colpevole ha 5 milioni da darmi?». I suoi concittadini capirebbero la scelta di mollare? «Sono tutti molto solidali, però è una decisione che devo prendere io. Se venisse riscontrata la motivazione politica, non credo che potrei andare avanti, con il rischio di rimetterci ancora del mio. Penso a mio papà, che ha sempre lavorato pancia a terra, sudando per mantenere quel poco che ha. Penso ai miei fratelli, che sono i miei soci. Se fosse stato dato fuoco alla mia macchina, sarebbe un discorso. Ma far pagare il mio impegno amministrativo alla mia famiglia, è troppo. Dentro di me ho il senso di colpa: sul lavoro non ho mai avuto problemi, mentre da sindaco sono stato minacciato, perché avevo mosso i droni contro i vandali ed ero sceso in campo per far prendere gli spacciatori, sfidando il buonismo. Se non avessi esercitato il mio ruolo con quella dedizione, forse non sarebbe successo niente alla nostra azienda». Non le spiacerebbe lasciare il Comune dopo 16 anni? «Molto. Sarebbe davvero un grande dolore».







