MALO (VICENZA) - Le taniche di benzina abbandonate nell'officina e il gasolio sparso per tutto il magazzino. Sono le tracce lasciate da chi, nella notte tra domenica e lunedì, ha appiccato l'incendio che ha devastato lo stabilimento di Isola Vicentina di proprietà della famiglia di Moreno Marsetti, sindaco di Malo orgogliosamente leghista come appartenenza politica e musulmano come fede religiosa. Se già gli investigatori avevano pochi dubbi sulla matrice dolosa del rogo, capace di causare danni al momento stimati in almeno 2 milioni di euro, non ne ha proprio il primo cittadino, colpito in primavera dalle minacce di morte per la sua opera di contrasto alle bande giovanili che imperversano in paese: «Si tratta di una intimidazione mafiosa, qualcuno ha dato fuoco alla mia azienda».
L'intervento Le fiamme sono divampate poco dopo la mezzanotte, nella zona industriale di via Europa a Isola Vicentina, all'interno della Marsetti Gomme Srl, ditta che si occupa del commercio e del recupero degli pneumatici. Il capannone destinato all'officina è andato praticamente distrutto, mentre quello dedicato al magazzino è stato sostanzialmente risparmiato. Il differente esito potrebbe essere un indizio del calibro non professionistico degli autori, indubbiamente animati da un intento delinquenziale, ma forse non sufficientemente esperti della tecnica scelta: mentre nel primo caso sarebbe stata utilizzata benzina per l'innesco, nel secondo spazio è stato repertato gasolio dappertutto. Ad ogni modo fondamentale per limitare i danni, ed evitare che l'incendio si propagasse alle attività adiacenti, è stato il rapido e massiccio intervento dei Vigili del fuoco, accorsi con 6 autobotti e 25 uomini dal comando provinciale di Vicenza, nonché dai distaccamenti di Schio e Thiene. Nel frattempo sono arrivati anche i Carabinieri e la Polizia, oltre al Suem, alla Polizia locale e all'Arpav, per le verifiche sui fumi sprigionati dal rogo. Le indagini Secondo quanto è trapelato, sono state rilevate alcune impronte e sono stati acquisiti i filmati della videosorveglianza. L'area è stata posta sotto sequestro dalla Procura berica. I sigilli sono stati apposti non solo gli edifici, su cui dovranno essere effettuate le valutazioni di stabilità, bensì pure sui macchinari ormai inutilizzabili, fra cui 15 auto e un carro attrezzi appena acquistato. Il filone principale delle indagini è stato affidato ai militari dell'Arma, ma sono in corso accertamenti anche da parte della Digos, che stava già monitorando il sindaco (e consigliere provinciale) Marsetti per il messaggio minatorio ricevuto nel marzo scorso. Sulla sua vettura, parcheggiata nei pressi del municipio di Malo, era stato infatti rinvenuto un inquietante biglietto: «Ti facciamo saltare insieme alla macchina». La minaccia era stata immediatamente collegata alla battaglia del primo cittadino contro le intemperanze delle babygang locali, composte da giovani italiani di prima e seconda generazione. In particolare in febbraio, alla fine del Carnevale, era stato incendiato un bagno chimico. Tuttavia nel corso del tempo erano stati registrati pure danneggiamenti alle fioriere davanti al duomo, abbandono di rifiuti nell'area del campanile, piccoli furti ad esempio al centro giovanile durante una festa di compleanno e, secondo quanto è emerso nelle ultime ore, perfino spaccio di droga. Il sindaco Marsetti si era impegnato personalmente nel potenziamento dei controlli, chiedendo anche l'utilizzo dei droni per i pattugliamenti dall'alto. Nel giro di poche settimane dal vandalismo, grazie ai video delle telecamere i Carabinieri avevano identificato e denunciato sei minorenni e un maggiorenne, di età compresa fra i 13 e i 19 anni. L'amarezza Inevitabilmente questa vicenda è tornata alla memoria, e sotto la lente, dopo che è stato appiccato il rogo alla Marsetti Gomme. A chi è andato a trovarlo per manifestargli la propria vicinanza, e gli ha chiesto se per caso sospettasse una pista lavorativa magari nel settore del riciclo, il sindaco ha escluso questa eventualità, propendendo piuttosto per l'ipotesi di una ritorsione legata alle sue iniziative in materia di sicurezza. Pur mostrandosi forte, Marsetti non ha potuto nascondere la propria amarezza con gli amici più cari: «Con i miei due fratelli e i nostri dieci dipendenti, porto avanti l'attività avviata da papà. Ma basta un niente per buttare via quarant'anni di lavoro». Al momento la preoccupazione della proprietà è anche per i collaboratori, impossibilitati a lavorare. Nella zona è già maturata l'idea di una raccolta fondi a favore delle famiglie rimaste senza stipendio e della ditta ridotta per metà in cenere. Inoltre gli amministratori locali, non solo di Malo ma pure del Vicentino, stanno organizzando per venerdì un'iniziativa di solidarietà.







