Scoppia di nuovo un grande caos sull’affaire Report. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha dato mandato ai suoi legali di procedere contro il faccendiere Valter Lavitola. Mentre pure Aldo Grasso, dalle colonne del Corriere della Sera, scarica Ranucci. Ma andiamo con ordine.Urso ha dato mandato ai suoi legali di avviare iniziative giudiziarie nei confronti di Lavitola in merito ai suoi «rapporti con la redazione di Report, con particolare riferimento all’intervista a Gioele Magaldi (Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, ndr) trasmessa nella puntata andata in onda il 10 dicembre 2023, nella quale si sosteneva che il ministro Urso aderisse alla massoneria internazionale: adesione peraltro immediatamente smentita dallo stesso Urso, senza che di tale smentita fosse data notizia in trasmissione».«Ora» prosegue la nota «emerge che Lavitola, che, come affermato dallo stesso Magaldi, apparterrebbe alla sua stessa loggia massonica, sarebbe da tempo consulente della trasmissione».Dalla Fnsi invece fanno quadrato attorno al conduttore. «Il governo vuole mettere le mani sulle fonti dei giornalisti della Rai. Ancora una volta in palese contrasto con lo European Media Freedom Act» attacca il presidente Vittorio Di Trapani. «La richiesta del ministro Adolfo Urso al vertice del Servizio Pubblico è preoccupante: dietro alla richiesta di fare un “check” alle fonti, c’è il desiderio antico di violare il diritto/dovere di garantire la riservatezza delle fonti» aggiunge il presidente dell’Fnsi. «Ed è ancora più inquietante visto che arriva dal responsabile del ministero vigilante sul Servizio Pubblico.Ad oggi» conclude Di Trapani «la vicenda Lavitola si sta rivelando un danno per Ranucci, mentre è diventata una grande opportunità per chi da tempo prova a liberarsi di Report, mettere a rischio le fonti giornalistiche e indebolire il giornalismo d’inchiesta».Sulla stessa linea anche il co-portavoce di Avs, Angelo Bonelli che, in relazione alla richiesta di Urso di verificare le fonti del programma, parla di «fatto gravissimo» e «attacco diretto alla libertà d’informazione». E dalle pagine del Corriere, Aldo Grasso critica apertamente il «metodo Report». «Ranucci e alcuni giornalisti di Report hanno querelato soggetti tenuti al segreto per “rivelazione del segreto d’ufficio e del segreto investigativo”» scrive il critico televisivo.«Il paradosso è evidente: chissà che fra quei “soggetti” non vi siano proprio alcune di quelle fonti che in questi anni hanno alimentato il cosiddetto “metodo Report”».