Firenze è sempre bellissima da guardare, con cupole, piazze e campanili riconosciuti nel mondo. Ma nel centro storico si consuma uno svuotamento sociale. Marco Massa, urbanista, descrive la città come «una conchiglia vuota, bella fuori ma vuota dentro perché il paguro se n’è andato». I monumenti restano, ma la vita quotidiana arretra: residenti, attività storiche e funzioni collettive vengono spinti altrove.
LE FERITE AL PROFILO URBANO fiorentino sono solo la superficie visibile di un processo più profondo. Un’antenna può ferire una visuale, un volume alterare un profilo, una gru diventare paesaggio provvisorio per vent’anni. Ma sotto si muovono aumento dei prezzi, affitti brevi, allontanamento dei residenti, scomparsa delle attività storiche, funzioni pensate per chi passa e non per chi resta. «Le trasformazioni in superficie sono solo un effetto, un primo livello di lettura», commenta Massa, «Per capire davvero che cosa accade bisogna scendere dai tetti al piano terra, e poi dentro gli edifici».
PER GRAZIA GALLI – giornalista nonché autrice insieme al fotografo Massimo Lensi del libro La filosofia del Trolley e promotrice di «Progetto Firenze» – i mutamenti del paesaggio architettonico non sono soltanto «la punta di un iceberg», ma il segnale che si sta guardando «l’iceberg sbagliato». Se Firenze avesse solo il problema dei coni visivi disturbati da antenne o architetture non condivise, «sarebbe una città felice». Il nodo è un altro: «La trasformazione turistica è un motore di estrazione e di frantumazione sociale, di corrosione dei legami e dei saperi». È una dinamica che entra nelle case e nei condomini, ’città in miniatura’ fatte di proprietà private, parti comuni e relazioni quotidiane, in cui quello che ciascuno fa nella propria dimensione privata può produrre effetti negativi sugli altri.






