FIRENZECrescono le imprese di alloggio non alberghiero e la ristorazione, con un boom dell’occupazione soprattutto nell’area Unesco, quindi nel centro storico di Firenze: in quest’area si concentra il 26% dell’occupazione e del valore aggiunto. Una percentuale incredibile considerato che l’area Unesco è di 5 chilometri quadrati mentre l’intero territorio comunale è di 102. In parallelo soffrono le botteghe storiche, tra caro bollette, tanto che il Comune chiede una tariffa agevolata, e canoni di locazione alle stelle.

Il dato sull’occupazione in area Unesco è emerso durante il convegno sugli esercizi storici organizzato dalla Camera di commercio di Firenze dal titolo ‘Noi siamo Firenze: radici e prospettive’. Dal 2009 al 2026 i servizi ricettivi sono cresciuti in maniera sostenuta, soprattutto le attività di alloggio non alberghiero, che nell’area Unesco sono passate da 270 a 1.240 (+359,3%). Nello stesso periodo, e sempre per l’area Unesco, il totale delle attività di alloggio e ristorazione è passato da 1.808 a 3.710 (+105,1%).

Il convegno è stato anche l’occasione per un annuncio da parte dell’assessore allo sviluppo economico e turismo Jacopo Vicini: "Chiediamo a Plures – ha detto Vicini – una tariffa agevolata riservata agli esercizi storici di Firenze per far fronte al caro energia. Con la collaborazione delle categorie economiche, vogliamo inoltre aggiornare entro fine anno il regolamento di queste botteghe all’interno del più generale regolamento Unesco. Entro settembre puntiamo inoltre a lanciare un bando per offrire contributi agli esercizi storici attingendo ad un plafond accantonato dal Comune che per ora è di 100mila euro". Secondo il presidente della Camera di commercio di Firenze Massimo Manetti è necessario "difendere il patrimonio economico e culturale rappresentato da queste attività a fronte della profonda trasformazione dei centri urbani legata ai flussi turistici di massa". Il commercio di vicinato in area Unesco mostra una diminuzione di 580 imprese rispetto al 2014, mentre nello stesso periodo per l’artigianato si sono perse circa 600 attività. Tra le criticità i costi alle stelle: "Mi sono vista chiedere – ha detto sconsolata un’esercente – un aumento del canone da 5.000 a 20.000 euro al mese".