L'accettazione da parte del governo di Javier Milei della proibizione dell'ingresso alle bandiere con l'effige delle isole Malvinas durante la semifinale in programma oggi contro l'Inghilterra ad Atlanta ha suscitato numerose polemiche in Argentina. La ministra della Sicurezza, Alejandra Monteoliva, ha confermato in un'intervista che la proibizione è stata concordata durante una riunione con il responsabile della valutazione e analisi dei rischi della Fifa, rappresentanti dell'Fbi e della Royal Police (Regno Unito) e che riguarda in generale striscioni con messaggi politici, ma la spiegazione non convince nella madrepatria. "Difendere la sovranità sulle Malvinas non è un delitto è un mandato della nostra Costituzione", sottolineano dall'opposizione, mentre la stessa vicepresidente e presidente del Senato, Victoria Villaruel - ormai da mesi 'separata in casa' con il governo Milei - afferma senza mezzi termini che oggi l'Argentina gioca contro "i pirati usurpatori" inglesi. Ma l'indignazione è dilagata inevitabilmente anche sui social. L'effige delle isole dell'Atlantico del Sud reclamate al Regno Unito fin dall'occupazione del 1833 è un motivo classico nelle bandiere di tutte le tifoserie argentine e ancor più in quelle della nazionale, e il reclamo è presente di fatto anche nei cantici, inclusi quelli adottati dalla stessa 'Scaloneta' nei suoi festeggiamenti. "Mirá si no vamos a cantar por las Malvinas" (Figurati se non canteremo per le Malvinas), si legge in un post su X in risposta al comunicato del governo. Di fatto l'inno della tifoseria e della nazionale scelto per questo mondiale, la 'Cuarta estrella', chiedeva proprio una vittoria "per le Malvinas, per Diego, e per l'ultima di Leo" molto prima che si concretizzasse l'incrocio in semifinale con gli inglesi. E anche l'ormai classica 'Muchachos', colonna sonora del mondiale vinto in Qatar nel 2022, ricordava a tutti che l'Argentina è la "terra di Diego, Lionel, e dei ragazzi delle Malvinas che non scorderemo mai".