Caro Aldo,ho letto il resoconto dell’irregolare algerino che a Milano ha sfregiato il volto di una ragazza. Dodici ore prima era stato arrestato mentre scassinava auto, era stato arrestato e giudicato ma essendo incensurato era stato rimesso in libertà con la proibizione di restare a Milano. Mi chiedo la «ratio» del provvedimento; è come dire continua pure a rubare purché lontano da Milano! Siamo sicuri che questa sia giustizia? Franco Archetti, Milano Sono rimasta colpita dal gesto di inaudita violenza perpetrato sulla ragazza sfregiata per uno sguardo, ma anche dalla sua solitudine e fragilità qui in Italia: sola, straniera, 22enne, una madre malata. Dev’essere devastante pensare di rimanere sfregiata a quell’età.Barbara Albanese, Roma

Cari lettori,molti di voi sono rimasti turbati dalla vicenda di Milano, dove un algerino condannato per direttissima il mattino ha sfregiato nel pomeriggio una ragazza di origine tunisina solo perché lo guardava. Una vicenda che pare sceneggiata dal generale Vannacci per prendere voti. Perché da quattro anni abbiamo un governo di destra, eppure queste cose accadono ancora. E nessuno pensa che con un governo di sinistra migliorerebbero. Che fare allora?Si discute da decenni di costruire nuove carceri. E in effetti le carceri italiane sono in condizioni vergognose. Sono vecchie. Sovraffollate. Occupano edifici dei centri storici, da San Vittore a Regina Coeli, che potrebbero essere valorizzati in modo ben diverso. Servono carceri nuove, più moderne, con più celle, dove i detenuti possano vivere in condizioni dignitose e sperabilmente essere recuperati al consesso civile. Non è vero che in carcere si impara solo a delinquere. Il mio lavoro mi ha portato a fare interviste e a presentare libri in molte carceri, e ho trovato moltissima gente che desidera innanzitutto ricostruirsi una vita.Ma l’unica cosa che la politica italiana in questi decenni ha saputo fare è votare indulti o riduzioni di pene per svuotare le carceri, senza risolvere né i problemi di sovraffollamento, né la questione della sicurezza dei cittadini. Certo, il carcere non è l’unica risposta; ma a volte è una risposta necessaria. Chi delinque, chi ruba, chi ferisce, chi mette le mani addosso agli altri, deve andare in prigione per il tempo necessario ad accertarsi che non sia più pericoloso. Inutile emettere fogli di via, ordinare rimpatri, varare provvedimenti non esecutivi e spesso non eseguibili. Non c’è nulla di compiaciuto o di forcaiolo in questo. Certo, dobbiamo pensare alle garanzie per i colpevoli, ma anche alla dignità delle vittime. A cominciare dalla ragazza sfregiata a Milano.