Il concetto alla base della decisione di Bruxelles non riguarda solo il semplice ammontare dell’appalto, ma abbraccia il macro tema della sicurezza nazionale, delle dipendenze strategiche, dei comportamenti scorretti adottati da parte di Paesi terzi. Una sorta di sveglia (seppur tardiva) che è stata suonata nei confronti di decisori e controllori che, se fatta suonare prima, avrebbe potuto far risparmiare tanto denaro e altrettante tensioni ai soggetti europei coinvolti
Una vera e propria zampata, al fine di escludere le imprese cinesi dagli appalti pubblici. Il Buy European è lo strumento normativo con cui la Commissione europea adotta un atteggiamento che tenga fuori dalle gare i Paesi terzi che non danno reciprocità all’Europa. Appare di tutta evidenza che il candidato numero uno sia la Cina. Per cui il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea relativo al periodo 2028-2034, dovrebbe contenere una clausola che favorisca le imprese europee nell’assegnazione degli appalti sostenuti con risorse o garanzie comunitarie.
Entrando nel dettaglio, la proposta prevede una sorta di “preferenza europea” per le stazioni appaltanti, grazie alla quale un’amministrazione pubblica potrà scegliere se aprire la gara solo a imprese europee o altre originarie di Paesi che hanno firmato accordi internazionali sugli appalti con l’Ue, oppure se prevedere un vantaggio competitivo alle offerte europee. Inoltre, in caso di offerta con meno del 50% di beni o servizi di origine europea, la stazione appaltante potrà scartarla, prefigurando quindi un non-svantaggio per le imprese Ue, così come fino ad oggi si è verificato.






