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Fiaso

Valutare la capacità del Sistema sanitario di offrire percorsi di cura efficaci, equi e sostenibili per le persone con diabete di tipo 2, mettendo in evidenza le migliori pratiche da diffondere su tutto il territorio nazionale. E' partito da Bari il confronto per la presentazione della ricerca 'Diabete di tipo 2 e readiness del Ssn', promosso dalla Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) e Motore sanità, che dopo la Puglia farà tappa in Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Veneto e si concluderà al ministero della Salute, a Roma. All'evento hanno partecipato, tra gli altri, il sottosegretario alla Sanità Marcello Gemmato (in videoconferenza), il presidente Fiaso e dg Asl Roma 1, Giuseppe Quintavalle (in videoconferenza), Michele Pinelli, direttore Fiaso, Francesco Giorgino, ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche all'Università di Bari Aldo Moro e direttore Uoc Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Policlinico di Bari, e Claudio Jommi, ordinario di Economia Aziendale all'Università Bocconi di Milano. L'obiettivo dell'iniziativa è tradurre i risultati della ricerca in indicazioni operative, utilizzabili da aziende sanitarie e decisori nell'ambito della cura del Dt2, ed estrarre aspetti paradigmatici utili per produrre un modello valido anche per altre cronicità. Il progetto coinvolge rappresentanti della comunità scientifica e professionale, associazione dei pazienti, decisori regionali e direzioni delle aziende sanitarie. Una vera sfida, considerando che il Dt2 riguarda 4 milioni di pazienti, più 1,5 milioni di casi stimati non diagnosticati, di cui 270mila in Puglia, e ha un peso sul Sistema sanitario nazionale di 14 miliardi di euro, pari al 10% dell'intera spesa. Un percorso, ha spiegato Pinelli, che "è diventato via via sempre più innovativo", per definire "una metodologia per la lettura sintetica della capacità del Sistema di prendere in cura i pazienti cronici attraverso i Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Pdta)", indicatori della "capacità di intercettare prima la patologia, in termine di diagnosi precoce". Dalla ricerca, prosegue Pinelli, emergono criteri "per un profondo miglioramento manageriale" del Ssn, e la stessa potrà essere applicata ad altre patologie, "da quelle cardio-vascolari, respiratorie, fino a quelle oncologiche".