di Giovanni Muraca

Da ieri sera qualsiasi mezzo di comunicazione riporta la notizia di un primo affossamento della legge elettorale proposta dal governo. Nella serata, si è materializzato il primo segnale di indigestioni ancestrali all’interno della maggioranza. L’emendamento non passa per un solo voto: 187 favorevoli, 188 contrari. Un voto. Quel solo voto che ha il sapore non tanto di un sabotaggio quanto di un avvertimento, stavolta diretto alla premier. Un avvertimento che non arriva dall’opposizione, ma dall’interno. Secondo una stima approssimativa, l’emendamento a firma FdI, Noi Moderati e UDC non è stato digerito da 27 membri della compagine alla guida del paese dal 2022.

Alla fine della conta, Fabio Rampelli comunica l’esito e – tra le righe – rimane sbalordito da quello che ha appena letto. In un attimo però, tra baci e abbracci la Camera si trasforma in uno spettacolo imbarazzante dove l’opposizione, dall’altra parte dell’emiciclo, comincia a esultare a mo’ di stadio.

Posso capire il carico emotivo dell’opposizione per ciò che è appena successo: è forse un unicum quando un governo propone una legge che un partito della stessa coalizione porti in Aula un emendamento e – nonostante l’ampia maggioranza di rappresentanza – lo stesso venga affossato dall’interno; ma questo non è motivo di deturpazione delle istituzioni. Quello delle opposizioni invece è un teatrino abominevole che potevano tranquillamente risparmiarsi.