Il completo nero con fantasia floreale, lo spacco a V e lo stile Anni 70 non sono un vezzo estetico, ma una dichiarazione poetica. Bastano i primi secondi sul palco per capire che Bruno Mars è un viaggiatore del tempo. Le note iniziali suonate dalla band per realizzare che è uno che il sound l’ha inventato – o meglio, solo riportato in vita – pescando dalla Motown, da Santana, da soul e dal funk. E con le sue produzioni, l’ha trasportato nel nuovo millennio. Ieri sera, martedì 14 luglio, prima che la sua sagoma comparisse a San Siro, a Milano, un breve video proiettato sui megaschermi è diventato la promessa di uno spettacolo che in Italia mancava da quasi dieci anni. Segno della croce e cappello da cowboy, nel filmato Mars prega inginocchiato in una chiesa: “Grazie Dio di avermi dato un altro giorno per fare quello che amo. Tutto ciò che chiedo è proteggere il pubblico e chi sale sul palco. Dona a me e alla mia band l’energia e la forza per dare a questa città uno show che non si dimenticherà. Amen”. Quando i fiati hanno cominciato a suonare l’intro di “Risk It All”, la ballatona ispirata al bolero spagnolo dell’ultimo disco “The Romantic”, al Meazza i decibel si sono alzati al massimo.