di

Gimmo Cuomo

L’azione legale è partita da due cittadini californiani e poggia sull’accusa di una «etichetta sleale» sulle confezioni di una nota azienda del New Jersey. Il Consorzio di tutela: seguiamo il caso

Si fa presto a dire San Marzano. E anche a scriverlo sull’etichetta frontale del barattolo in banda stagnata che di norma contiene i pomodori pelati. Ma non è detto che i consumatori ci credano. E, infatti, negli Stati Uniti, uno dei principali mercati dell’export del prodotto di eccellenza Dop dell’Agro Nocerino-sarnese, due cittadini californiani hanno avviato una class action contro un vero e proprio colosso americano del pomodoro in scatola.

Uno dei prodotti di punta dell’azienda «Cento Fine Food» con sede nel New Jersey, specializzata nella produzione, importazione e commercializzazione di cibo italiano, reca effettivamente in etichetta la dicitura San Marzano. E questo non è andato giù ai due ricorrenti. Del caso si è anche interessata la Cbs News.In un articolo, dedicato al caso, della prestigiosa testata giornalistica, viene riportato che i querelanti affermano che l’etichetta «certified San Marzano» sia addirittura «falsa, fuorviante e sleale». Sostengono inoltre che il prodotto «non abbia una designazione ufficiale da parte di un’autorità italiana competente in materia di pomodori». In effetti sulle lattine e sul sito web, Cento dichiara che i suoi San Marzano sono certificati da un ente terzo, indipendente. Ma ciò, sempre secondo i ricorrenti, punterebbe solo a far credere che «si tratti dei famosi pelati San Marzano coltivati con il metodo tradizionale e certificati dal Consorzio di tutela del marchio Dop». E per rendere ancora più chiaro il proprio ragionamento si tira in ballo nientemeno che lo Champagne che «può essere prodotto solo nell’omonima regione francese».Dal canto suo, l’azienda americana afferma che i suoi San Marzano provengono dalla città omonima e che i pomodori hanno «una polpa più spessa, con meno semi e minore acidità rispetto ad altri pomodori» e che queste caratteristiche «li rendono ideali per la cucina italiana autentica». Secondo il sito aziendale i clienti Cento avrebbero anche la possibilità di «tracciare il campo esatto in cui sono stati coltivati i pomodori inscatolati» semplicemente «scansionando il codice del lotto sulla lattina».