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Quasi sei milioni di euro di beni sotto sanzioni UE hanno foraggiato l’industria bellica russa. A rivelarlo un’inchiesta di IrpiMedia e The Kyiv Independent che hanno ricostruito i gangli di una complessa filiera di esportazione che connetteva produttori europei e società russe tramite l’intermediazione di una società turca.

Tra il 2023 e il 2024, infatti, la società intermediaria turca Redwing Metal ha spedito in Russia macchinari fabbricati in diversi paesi europei, tra cui Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca, aggirando di fatto i blocchi commerciali imposti da Bruxelles. Di questi, la fetta principale — circa 3,2 milioni di euro — riguarda beni e attrezzature tecnologiche prodotti in Italia.

Tra le merci spedite ci sono torni di precisione, presse idrauliche, macchine per il pre-assemblaggio di dischi in alluminio, stazioni per sistemi di lubrificazione, nastri trasportatori per strutture in alluminio e forni di essiccazione. Si tratta di macchinari a duplice uso, utilizzabili a scopo civile e militare.

Tuttavia, spiega Alex Bashinsky, cofondatore dell’organizzazione statunitense Global Sanctions Training, specializzata nella formazione aziendale sulla conformità alle sanzioni economiche, la scelta dei prodotti non è casuale. Si tratta di componenti essenziali per mantenere operative ed efficienti le moderne linee di produzione metallurgica russa e “potenzialmente supportare la base industriale della difesa russa”.