La moglie di Ljubisa Karović, il passeggero serbo rimasto quasi risucchiato dal finestrino di un volo Ryanair venerdì scorso, ha raccontato i due minuti in cui il marito è rimasto col busto fuori dall'aereo. In un'intervista alle emittenti ERT e Nova rilanciata dalla BBC. Svetlana Grković ha descritto come, con l'aiuto di altri passeggeri e dell'equipaggio, sia riuscita a tirarlo dentro. Svetlana Grković nonostante lo choc non ha mollato la presa. «Ho reagito subito. Se dobbiamo morire, moriremo insieme» ha pensato mentre il marito Ljubisa veniva risucchiato a testa in giù verso l’esterno dell’aereo. La donna gli ha afferrato le gambe e non lo ha lasciato andare. I coniugi viaggiavano insieme sul volo Ryanair, operato dalla controllata Malta Air, partito venerdì mattina da Salonicco, in Grecia, diretto a Memmingen, in Germania. L’aereo era decollato da circa sette minuti quando la pala del motore destro ha innescato una sequenza che ha portato i pezzi a mandare in frantumi il finestrino accanto al posto occupato da Karović, provocando la rapida decompressione della cabina.

A salvare l'uomo è stato l'intervento congiunto di più persone. «Metà del suo corpo era fuori dall’aereo», ha raccontato Grković, spiegando che il marito è rimasto «fuori fino al petto» per due interminabili minuti. Con l’aiuto di altri due passeggeri, la donna è riuscita a tirarlo dentro: nel frattempo, ha raccontato, l’uomo ha perso conoscenza tre volte. Karović indossava la cintura di sicurezza, un dettaglio che secondo altri passeggeri ha aiutato chi era vicino a lui a tenerlo saldo mentre testa e spalle restavano esposte al flusso d’aria esterno. Il 61enne, tuttora ricoverato in ospedale in Grecia, resta «gravemente ferito e sotto choc», ha detto la moglie. «Per me è importante che sia vivo», ha aggiunto. «Ha una mano particolarmente ferita, e ha delle ustioni. Non riesce a comunicare, non ricorda l’intero episodio». Il volo era in aria da circa dieci minuti quando, stando ai dati di tracciamento, ha perso improvvisamente quota, scendendo di circa 2.700 metri. Alcuni passeggeri hanno raccontato di aver udito un rumore simile a un'esplosione e di aver avvertito una decompressione violenta. «Alcune persone sono venute in mio soccorso, ricordo un uomo e una donna», ha raccontato. «Quell’uomo ha aiutato molto me e Ljubisa. Penso fosse albanese, grazie mille. Non ricordo il suo nome, non so nemmeno se me l’abbia detto. Vorrei incontrarlo, per ringraziarlo di persona ancora una volta». Anche altri passeggeri hanno raccontato quei drammatici momenti. Christina, un’altra viaggiatrice, ha detto a Radio Thessaloniki: «Ci siamo resi conto subito che c’era stata una decompressione. C’erano urla... per un attimo ho pensato che qualcuno avesse aperto per sbaglio l’uscita di emergenza». Un’altra passeggera, Sofia, ha raccontato: «Pensavamo che l’aereo stesse precipitando. La decompressione è stata estrema. Sembrava di non riuscire a respirare. L’uomo ferito sanguinava e poi ha perso conoscenza più volte, probabilmente per la mancanza di ossigeno e per lo choc». Sui social le immagini e video diffusi mostrano l’interno della cabina con le maschere d’ossigeno scese dal soffitto dopo la decompressione. L’aereo coinvolto, un Boeing 737-800 di 18 anni, era in volo nello spazio aereo della Macedonia del Nord al momento dell’incidente. Un consulente tecnico incaricato dalla famiglia ritiene che l'incidente sia partito da un guasto al motore destro dell'aereo: i detriti avrebbero colpito e frantumato il finestrino, provocando la rapida perdita di pressione in cabina. Si tratta però di una valutazione non ancora confermata dagli investigatori. Sull’episodio indaga l’autorità investigativa greca per la sicurezza aerea e ferroviaria (Harsia), con il supporto di Boeing, della Federal Aviation Administration statunitense e dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), oltre al National Transportation Safety Board statunitense, che ha annunciato la propria collaborazione trattandosi di un velivolo di produzione americana.