Lo scorso 17 giugno 16 ultrà di Milan e Inter sono stati condannati in primo grado a un totale di quasi 90 anni di reclusione. Pene più pesanti per Andrea Beretta, ex capo nerazzurro, e Luca Lucci, omologo rossonero.

"Intimidazione e violenza" da parte della Curva Sud milanista per gestire affari illeciti come la "rivendita dei biglietti" per guadagni superiori a "100mila euro all'anno" e il "mero contesto di copertura" per business illegali con il "rapporto di protezione di matrice mafiosa" della Curva Nord interista hanno portato a pene pari a quasi 90 anni di carcere per 16 imputati. Sono le motivazioni della sentenza di primo grado dello scorso 17 giugno riportate dalla gup di Milano Rossana Mongiardo, al termine del processo con rito abbreviato scaturito dalle indagini dei pm Paolo Storari e Sara Ombra della Direzione distrettuale antimafia che nel settembre 2024 avevano portato a un maxi blitz nel tifo organizzato milanese. Le pene più alte, pari a 10 anni di reclusione a testa, sono state riservate ad Andrea Beretta, ex capo della curva interista e ora collaboratore di giustizia, e del suo omologo rossonero Luca Lucci, che al contrario si è difeso "in maniera opportunistica, negando con pervicacia tutte le accuse". Andrea Beretta "mosso dall'egida del denaro e del potere" e la "scelta di redenzione" Beretta, in particolare, era imputato per diversi reati. Ormai ex capo della Curva Nord interista, è stato accusato di essere al vertice di un'associazione per delinquere aggravata e finalizzata a pestaggi ed estorsioni nei vari business, di un tentato omicidio avvenuto sei anni fa e di aver ucciso Antonio Bellocco il 4 settembre 2024. Quest'ultimo, era parte del direttivo ultrà nerazzurro e rampollo dell'omonimo clan di ‘ndrangheta.