di
Federico Berni
L'oreficeria di via Ornato è stata rapinata il 19 giugno da cinque malviventi che hanno bloccato la titolare e sua madre. Tre ora sono finiti in manette. La donna: «Ero a terra e mi dicevo: non ho salutato nessuno. Pensavo di morire. Anche qui non si vive più tranquilli»
La «morte in faccia» l’ha vista, in realtà, con gli occhi schiacciati sul pavimento anni Settanta, e la canna di una pistola premuta dietro l’orecchio destro. Il senso del tempo svanisce. Minuti, secondi, ore? La mente va agli affetti più cari: «Stavo lì, a terra con mia madre anziana, nel nostro negozio, bastava uno scatto del grilletto ed era tutto finito, ho pensato solo una cosa: “non ho salutato nessuno”».
Come ha avuto modo di scoprire Sabrina Taini, grazie alle indagini dei carabinieri che hanno fermato tre criminali peruviani per l’assalto da 180 mila euro in oro alla oreficeria di famiglia in via Ornato, aperta dal 1970, quell’arma, utilizzata lo scorso 19 giugno per colpirla alla testa, era una pistola vera. Probabilmente è la stessa calibro 7,65 di fabbricazione polacca che gli investigatori del Nucleo operativo di Desio, già impegnati da tempo in indagini su varie batterie di banditi sudamericani in trasferta, hanno trovato nel covo dei malviventi (tra i 23 e i 39 anni) a Quarto Oggiaro, dopo poche settimane di lavoro serrato. La banda al completo, secondo quanto emerso dagli accertamenti, era composta da cinque persone. «Il fatto che due di questi individui siano ancora in circolazione non mi fa stare tranquilla; rassicura almeno sapere che i carabinieri siano così bravi», racconta la negoziante.










