La Società italiana di pediatria (Sip) e l’Associazione culturale pediatri (Acp) hanno proprio «toppato»: quel documento «guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente» non presenta nulla che si possa ascrivere a qualcosa di scientifico.

Una società scientifica del mondo medico non è un movimento di opinione o un laboratorio ideologico: è – o siamo costretti a dire dovrebbe essere – un’agenzia culturale professionale di alto livello che, dati alla mano, indica i percorsi migliori per la tutela della vita e della salute dei pazienti.

Leggendo e rileggendo quel documento, la sostanza che se ne trae è che abbonda di assiomi ideologici e di scienza poco o niente, forse qualche timida comparsa. Certamente con un articolo su un quotidiano è impossibile esporre una dettagliata analisi che confuta radicalmente quel documento, ma sarebbe sbagliato e dannoso lasciar cadere l’argomento. Lo dobbiamo al grande pubblico, fatto di genitori, nonni, figli e nipoti che in varia misura possono trovarsi coinvolti in problemi di «varianza di genere, orientamento sessuale»: una parola di onesta chiarezza scientifica, non-ideologica, si ha il dovere civile e morale di dirla. Soprattutto da parte dei medici, pediatri e non, di addetti ai lavori, che hanno l’enorme responsabilità di contenere al massimo fake news e assunti ideologici che, se da una parte screditano il valore della professione, dall’altro mettono in pericolo, oggi per domani, il benessere fisico, mentale e psicologico di soggetti giovanissimi.