«Queste erano due spie che corrompevano e quindi in Italia non ci possono stare», ha dichiarato giovedì Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, commentando la decisione di espellere «due addetti militari dell’ambasciata della Federazione Russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma».

Si tratta di Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, funzionari dell’intelligence militare russa (Gru) accreditati come diplomatici in Italia, che ricevevano informazioni da Gavino Raoul Piras, sardo, 59 anni, fino al 2012 funzionario dell’intelligence italiana – prima al Servizio informazioni e sicurezza militare (Sismi) e poi all’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi) – e già sottoufficiale dell’Arma dei Carabinieri, arrestato martedì e ora ai domiciliari. Anche un altro ex funzionario dei servizi italiani è stato arrestato: Vincenzo Di Pasquale, anche lui 59 anni, originario di Matera, fino al 2013 funzionario dell’Aisi. I due, in pensione dal 2013 e dal 2012, sono accusati, a vario titolo, di spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione, rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a sistemi informatici. Venerdì, davanti al gip di Roma nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, hanno sostenuto di non aver fornito informazioni riservate.