BELLUNO - Ventaglio in una mano e ombrello nell'altra. Anche ieri caldo torrido e umidità, ma anche acquazzoni improvvisi praticamente in tutta la provincia: da Belluno all'Agordino passando per il Comelico. Tempo addietro si sarebbe parlato di meteo pazzo, ma più recentemente ci siamo messi l’anima in pace. Temperature africane alternate a improvvise bombe d’acqua sono ormai quasi la quotidianità. Anche ieri sole, nubi e temporali. Tutta la provincia ha vissuto queste condizioni, specie nella seconda parte della giornata. I temporali arrivano in un attimo, scatenano un’elevata quantità di acqua e poi lasciano spazio al sole.
Bomba d'acqua Gli effetti però ieri hanno avuto conseguenze pesanti, come in Comelico dove una violenta bomba d'acqua ha colpito la Valgrande nel primo pomeriggio di ieri, causando il blocco immediato della strada che conduce al Rifugio Lunelli. Le forti precipitazioni hanno abbattuto una pianta che ha invaso l'intera carreggiata, bloccando diverse automobili e automobilisti lungo il percorso. L'allarme alla centrale dei vigili del fuoco è scattato intorno alle 14. Sul posto sono intervenuti d'urgenza i pompieri del distaccamento di Padola per liberare la carreggiata e mettere in sicurezza l'area. Escursionisti e amanti della montagna in questo luglio rovente si trovano a far bene i loro calcoli (oltre a consultare le previsioni del tempo prima della partenza) per non trovarsi sorpresi da un improvviso acquazzone pomeridiano. Tempesta di fulmini Ma proprio in montagna i temporali possono avere anche effetti scenografici eccezionali, come i due scatti del 62enne fotografo naturalista Mario De Marco, che ha catturato, nei pressi della sua abitazione di Voltago con il suo obiettivo, due giganteschi fulmini. «Sono stati due lampi stratosferici, uno sul monte Celo e uno verso la catena del San Sebastiano - racconta De Marco - in entrambe i casi ho aspettato una manciata di minuti. Li ho fotografati con una tecnica speciale e grazie alle pose lunghe, puntando l'obiettivo dalla parte giusta, conoscendo che la percentuale di fulmini capita sempre in quelle zone. Bisogna conoscere i luoghi ma anche i tempi, in quanto di solito i fulmini si verificano all'inizio dei temporali o massimo alla metà di essi. Però così potenti ed estesi non li avevo mai visti. Sono fenomeni improvvisi e che durano solo un flash, e solo se riesci a fotografarlo in tutto il suo sviluppo ti rendi conto di quanto siano imponenti». De Marco, già noto tra l'altro per aver immortalato l’aurora boreale nei cieli agordini lo scorso novembre, ha una quarantennale esperienza come fotografo naturalista, con all’attivo 20mila scatti. Conosce in maniera approfondita la montagna e i suoi ritmi: ne coglie minuziosamente i fenomeni che immortala poi col suo obbiettivo. Una passione che parte già all’età di 16 anni e che oggi, da pensionato, coltiva praticamente a tempo pieno. Si diletta a cercare comete nei cieli, animali, e in questo caso i fulmini. Alcuni suoi scatti sono esposti in questi giorni al rifugio Scarpa, ai piedi dell'Agner «In genere in montagna i temporali in estate sono sempre stati frequenti, ma temperature così elevate no - conclude - La quantità dei fulmini è circa sempre la stessa, ma il grande caldo fa si che i fenomeni di pioggia intensa siano sempre più forti perché sviluppano maggiore energia. Questi eventi sono anche figli del cambiamento climatico, e credo quindi che nel resto dell'estate potremo aspettarcene altri fulmini così potenti».







