Ottavia Munari
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Bottone rosso o bottone verde? Alla Camera dei deputati le preferenze, dinanzi al voto segreto imposto dalla sinistra, si sono arenate. L’emendamento 1.077 a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che prevedeva dei listini con capilista bloccati e gli altri eletti con le preferenze, è stato bocciato. I voti a favore sono stati 187, i contrari 188. Per un voto, la maggioranza ha perso. L’opportunità di scrivere una nuova pagina politica, di ridare voce ai cittadini, non è stata colta.
i franchi tiratori
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva lanciato l’appello per una “doverosa operazione verità”: “Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani” – aveva scritto in una nota – “sì alle preferenze. No al voto segreto”. L’opposizione, invece, aveva preferito tenere le carte coperte auspicando nei franchi tiratori interni al centrodestra. Nel frattempo, dopo lunghe trattative, il centrodestra aveva trovato la quadra e si era definito compatto e pronto a votare a favore dell’emendamento. Prima la Lega e poche ore dopo Forza Italia si erano detti disposti a votare la proposta di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro. A favore si erano espressi anche i deputati di Futuro Nazionale, pur lamentandosi del modello “misto” proposto da Via della Scrofa. Loro, si sa, volevano le preferenze dure e pure. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, in mattinata, commentando il cambio di rotta delle altre forze politiche del centrodestra in favore della linea Meloni, col suo fare da azzeccagarbugli aveva chiesto ai cronisti: “Lo ha fatto dopo che ha saputo che il voto è segreto?”.










