«Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Occasione persa per gli italiani ma era giusto provarci», la premier commenta così, dopo due ore di raggelato silenzio, la sconfitta più pesante. Non è una mazzata di quelle che ti mandano dolorante al tappeto ma poi ti rialzi barcollando, come era stata la sberla referendaria. È un colpo da Ko e la premier ha contribuito a renderlo tale con un errore politico clamoroso. La decisione di esporsi in prima persona chiedendo un impossibile voto palese, con la manifesta intenzione di domare la sua stessa maggioranza, non poteva che trasformarsi in un micidiale boomerang in caso di sconfitta.
Con quella dichiarazione molto azzardata Giorgia Meloni ha messo sul piatto della bilancia il suo peso e la sua autorevolezza. Ha trasformato un voto che avrebbe avuto comunque valenze deflagranti in questione di fiducia. Già la scelta di dare parere positivo del governo invece di rimettersi all’aula, come chiesto da alcune e in particolare dalla ministra Casellati, faceva del voto qualcosa di molto vicino a un pronunciamento sul governo. Con il suo folle rilancio, chiedendo all’opposizione di «metterci la faccia» e dunque facendolo lei per prima, la premier ha messo in ballo se stessa. Ha scommesso sulla capacità di guidare e controllare la maggioranza ed è stata sconfitta.











