«Vi chiediamo di proteggerci e non abbandonarci. Noi da soli non sappiamo difenderci ma abbiamo tanta speranza che le cose possano finalmente cambiare». Sono le parole dell’ultima residente del quartiere San Lorenzo, zona Porta Capuana e dintorni, durante l'incontro di ieri con il prefetto, il sindaco e i rappresentanti delle forze dell’ordine che operano su quella fetta di territorio. Ma è la più incisiva. La sua disperata richiesta di aiuto, e soprattutto di sicurezza, è quella che accomuna tutti. Prefetto e sindaco tornano a Porta Capuana per incontrare i cittadini. Tornano dopo sessanta giorni dal primo appuntamento e, entrambi, manifestano la volontà di calendarizzare questo tipo di incontri perché «la collaborazione è la carta vincente». Lo spiega anche la presidente della IV Municipalità Maria Caniglia: «abbiamo preso degli impegni con gli elettori e dobbiamo mantenerli».

Omicidio di Porta Capuana a Napoli, fermo convalidato e carcere per il killer Nei locali della chiesa di Santa Caterina a Formiello, in piazza De Nicola, don Carmine Amore dà il benvenuto al prefetto Michele di Bari, al sindaco Gaetano Manfredi e all'assessore Teresa Armato. Ad attenderli ci sono però soprattutto loro, i cittadini. E c’è il coordinamento civico Porta Capuana, le associazioni, gli operatori scolastici, la dirigente dell’Asl Napoli 1 Musella, che anticipa «l’imminente apertura in zona di una casa di comunità». Ma non è sola bella notizia che arriva. C’è anche l’impegno dell’amministrazione a organizzare la fiera di Natale a Porta Capuana per dare vivacità alla zona e il sindaco Manfredi annuncia: «appena terminati i lavori a Castel Capuano apriremo le porte ai visitatori e organizzeremo eventi culturali per renderlo luogo di attrattiva turistica». Gli obiettivi È proprio dei turisti che parla Antonietta Sannino, responsabile del City Sightseeing Napoli, che chiede una fermata per i bus come anche altre associazioni che operano nel settore e chiedono «non presenze mordi e fuggi ma turisti che decidono di restare». Il grido di dolore più forte è quello del mondo scolastico. Come la responsabile dell'associazione If Imparare Semplice, Ilaria Esposito, che chiede un futuro per questi bambini «contro il degrado e la povertà educativa» perché, come spiega bene la dirigente della scuola dell’istituto Gabelli«se non ci fossero le associazioni questi bambini sarebbero abbandonati a se stessi». È il coordinamento civico a fare il punto della situazione su ciò che è stato fatto. A partire da un accordo con l’Università per abbattere il degrado, anche urbanistico, e recuperare spazi che non possono e non devono restare vuoti. La sicurezza Sono i commercianti a lamentarsi della sicurezza. Come la presidente dell’associazione ArtigiaNa e la titolare della pizzeria Costa che chiedono aiuto per «restare e lavorare nel quartiere perché in questo modo offriamo lavoro anche a tanti giovani». E di sicurezza parla anche una residente del quartiere Vasto che chiede interventi contro i tanti clandestini che affollano le strade dei loro quartieri e sono pericolosi. Una sicurezza che non convince i cittadini nonostante la maggiore presenza di divise: «Avete messo una pattuglia qui in piazza e loro vanno a fare affari altrove», dice qualcuno. Il prefetto «La sicurezza non è uno slogan» dice il prefetto di Bari con tono deciso. «Pian piano anche voi vi state rendendo conto che i problemi della sicurezza sono a 360 gradi. Certamente le forze di polizia hanno un ruolo importante, ma è importante tutto ciò che ruota attorno a un quartiere, a un'area come Porta Capuana, laddove ci sono tantissime situazioni che hanno bisogno di essere accompagnate - dice ancora - C’è la preoccupazione che tutto ciò che abbiamo messo in campo appare ancora insufficiente, ma il quartiere resta una realtà che può avere un esito positivo ad iniziare dalla forza di ognuno di voi. Perché la pubblica amministrazione può rispondere in tutti i modi ma stasera (ieri, ndr) ho notato che voi avete avuto la forza di costruire: dobbiamo un po’ creare le condizioni di costruire in continuazione ciò che stiamo facendo». Il prefetto cita poi i numeri: negli ultimi tre mesi sono stati controllati circa: 2.000 veicoli (con sanzioni, ritiri di patenti, qualche sequestro di motorini e scooter e auto); quindi 6.068 persone. Quindi aggiunge: «Abbiamo bisogno di un po' di tempo per raccordare tutta una serie di misure che abbiamo messo in campo. Sono il primo a dirvi, per esempio, che in materia di immigrazione dobbiamo fare uno sforzo in più. Perché questa materia sfugge a tant».