Avrebbe voluto difendersi nel merito, tanto che poco più di un anno fa si era pure presentato in aula per uno dei suoi tanti show contro tutto e tutti. Poi, nei mesi scorsi ha incamerato e riflettuto sui più miti consigli dei suoi legali e così oggi Fabrizio Corona è riuscito ad uscire con un patteggiamento ad una pena pecuniaria, con il consenso della Procura di Milano, da un altro processo che lo vedeva accusato per un'ipotesi di bancarotta fraudolenta.
All'ex agente fotografico veniva contestato di aver sottratto, in qualità di amministratore "di fatto" di una delle sue ex società, la Fenice, fallita in passato, la somma di circa 1,1 milioni di euro, cagionando così alla stessa "un danno patrimoniale di rilevante gravità". Cifra che sarebbe stata utilizzata nel marzo del 2008, ossia quasi 20 anni fa, "senza alcuna delibera o ratifica" per il pagamento all'epoca di parte del suo appartamento di via de Cristoforis, zona della movida milanese vicino a corso Como. Casa, dove non vive più da tempo, e che sarebbe stata, era l'ipotesi d'accusa, "fittiziamente intestata" ad un amico e "factotum".
Nei mesi scorsi la difesa, con l'avvocato Ivano Chiesa, ha messo sul piatto un'istanza di patteggiamento a 10 mesi, ma da convertire in una pena pecuniaria, che ha avuto il via libera della Procura. L'ex fotografo dei vip, che nel settembre del 2023 finì di scontare dopo oltre 10 anni le sue condanne definitive, ha versato anche circa 40mila euro di risarcimento all'Agenzia delle Entrate e ha concordato, poi, quella pena "in continuazione" con una precedente sentenza definitiva per il crac della sua ex società. Patteggiamento, infine, accolto dalla seconda sezione penale di Milano (presidente del collegio Nicola Clivio) nel processo scaturito dalle indagini del pm Luigi Luzi su quella vecchia abitazione di Corona.









