Per la privatizzazione della gestione dell'aeroporto di Catania, la cui fase di reperimento delle manifestazioni di interesse per l'acquisizione dell'attuale società che lo gestisce, ovvero Sac a completa partecipazione pubblica, si è già conclusa, il Sindacato Legea Cisal avverte che «il confronto non è più rinviabile». E avvia quindi lo stato di agitazione. «Dopo settimane di richieste rimaste senza risposta - scrive Legea Cisal - abbiamo avviato ufficialmente lo stato di agitazione del personale di Sac Service, attivando la prima fase della procedura di raffreddamento e conciliazione, prevista dalla normativa sul trasporto aereo, nei confronti di Sac Service e della controllante Sac Spa. La richiesta è stata trasmessa anche alla Commissione di Garanzia sugli scioperi, al prefetto di Catania e all'Enac Sicilia Orientale, con l'obiettivo di ottenere l'immediata convocazione di un tavolo di confronto».

Il sindacato denuncia «il totale silenzio della governance aeroportuale, nonostante le ripetute richieste di incontro formulate nei mesi scorsi, e lancia un duro allarme sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti nel processo di privatizzazione dell'aeroporto di Catania». «L'assenza di qualsiasi confronto sui livelli occupazionali e sulle tutele dei dipendenti lascia centinaia di lavoratrici e lavoratori in una condizione di assoluta incertezza», afferma Sandro Barbagallo, segretario provinciale Legea Cisal. Barbagallo prosegue: «Sono proprio questi lavoratori ad avere contribuito, con professionalità e Sacrificio, alla crescita dello scalo etneo, garantendone operatività, efficienza e qualità dei servizi. Hanno costruito quel valore che oggi rende Sac appetibile agli investitori. Non possono essere considerati semplici spettatori del proprio destino». Per il segretario della Legea Cisal esiste una priorità assoluta: la fusione tra Sac e Sac Service. «È il passaggio più serio, responsabile e concreto che le istituzioni devono realizzare prima di qualsiasi operazione societaria. Solo così si possono offrire reali garanzie occupazionali e cancellare le troppe zone d'ombra che alimentano preoccupazione e tensione tra il personale».