Nei giorni scorsi il sindaco in carica di Berlino Kai Wegner ha annunciato il ritiro della propria candidatura con la sua Cdu alle prossime elezioni comunali in programma per l’autunno (anche se Berlino è una città-stato, quindi un Land autonomo con un suo parlamentino). La ragione sta nella sua gestione del blackout di inizio anno, quando un attentato anarchico aveva lasciato al buio (e al freddo) centinaia di persone per qualche giorno. Più che il merito della strategia con cui il sindaco ha affrontato l’emergenza, l’opinione pubblica ha criticato il modo in cui Wegner ha raccontato il suo intervento: a differenza dai suoi racconti, infatti, le prime telefonate per gestire il blackout sarebbero partite all’ora di pranzo e riprese dopo una partita di tennis. Secondo i primi resoconti del sindaco, Wegner avrebbe cercato di mettersi in contatto con le autorità fin dal mattino, circostanza che a questo punto è una bugia certificata.
Il nuovo capolista dei cristianodemocratici si chiama Stefan Evers e la sua campagna elettorale parte già con il passo sbagliato. Oltre allo scandalo comunicativo, la Cdu deve gestire anche un dibattito incentrato su un tema su cui non riesce a capitalizzare voti: l’emergenza abitativa che negli ultimi anni ha reso sempre più difficile vivere nella capitale tedesca è il cavallo di battaglia della Linke, che a suo tempo ha anche contribuito a promuovere il referendum sull’esproprio dei colossi immobiliari per calmierare i prezzi degli affitti, rimasto però senza conseguenze.











