Non si sblocca lo stallo in maggioranza sulle intercettazioni. È finito con una nuova fumata nera il vertice dei capigruppo sugli emendamenti di Fratelli d’Italia, che vorrebbero ampliare l’utilizzabilità dei nastri in procedimenti diversi da quelli in cui sono stati autorizzati, andando incontro alla richiesta del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo. Una proposta fortemente avversata da Forza Italia, che nel 2023 aveva fatto approvare una stretta proprio sulle intercettazioni “a strascico” (così chiamate dai critici) limitandole alle indagini sui reati per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza. Nei mesi scorsi Melillo aveva scritto al governo segnalando l’effetto “grave e allarmante” di quella norma, che – denunciava – ha causato un “obiettivo arretramento dell’efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo“: nonostante la contrarietà degli azzurri, i meloniani (con il via libera della premier) hanno deciso di ascoltarlo presentando due emendamenti all’ultimo decreto su giustizia e immigrazione, in discussione in commissione al Senato.

Le proposte, a prima firma dei senatori Gianni Berrino e Sandro Sisler – ma ispirate dalla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo – estendono l’utilizzabilità a tutte le indagini di competenza delle procure antimafia, comprese quelle sui reati commessi per agevolare i clan: fumo negli occhi per gli azzurri, che da subito si sono detti indisponibili a votare a favore. Per provare a sciogliere il nodo, martedì a mezzogiorno si sono riuniti i capigruppo di Camera e Senato dei quattro partiti di maggioranza. Ne è uscita una soluzione attendista: gli emendamenti Berrino e Sisler restano in piedi ma saranno accantonati, cioè esclusi dalle votazioni in programma questa settimana, e il governo non esprimerà il suo parere, in attesa che siano i leader a trovare una quadra (come era già stato deciso in un vertice al ministero della Giustizia). Esclusa per ora anche qualsiasi ipotesi di riformulazione. In Forza Italia però c’è chi arriva a sperare che si vada alla conta, per marcare le distanze dagli alleati: “Lasciamoli votare insieme ai 5 stelle, così saranno chiare le differenze tra noi e loro”, è il ragionamento.