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Tra l’11 e il 12 luglio circa duecento persone si sono date appuntamento a Prato della Valle, l’enorme piazza ovale nel centro di Padova. Erano lì per il compleanno di Pokémon Go, il gioco per smartphone che dieci anni fa, nell’estate del 2016, spinse milioni di persone in tutto il mondo a girare per strade e parchi con il telefono in mano per “catturare” dei mostriciattoli virtuali. La mappa del gioco era quella del mondo reale, e monumenti, chiese, fontane e statue diventavano Pokéstop e Palestre, cioè i punti in cui si raccolgono gli oggetti necessari a giocare e in cui ci si sfida. Prato della Valle è un ottimo posto in cui trovarsi, perché vi si affacciano ottantasette statue.
Nel 2016 l’impatto di Pokémon Go fu gigantesco: quell’estate i telegiornali raccontarono regolarmente, e con toni un po’ distopici, delle migliaia di persone che convergevano verso Central Park a New York per catturare un Vaporeon o che bloccavano le strade di Taipei per uno Snorlax. La maggior parte di chi scaricò il gioco se ne stancò dopo qualche settimana e oggi la considera una moda passata. A distanza di dieci anni, però, Pokémon Go ha ancora un suo seguito e un suo valore.
L’anno scorso Scopely, azienda controllata dal fondo sovrano saudita, ha speso 3,5 miliardi di dollari per comprare Pokémon Go e un’altra manciata di videogiochi dallo sviluppatore originale, Niantic. Ma, soprattutto, milioni di persone accedono ancora al gioco quotidianamente e si riuniscono sia su gruppi online – soprattutto su Telegram, Facebook e Discord – sia offline.













