L’elaborato di Caligiuri richiama la necessità di sviluppare un’intelligenza artificiale capace di rafforzare la formazione, l’autonomia critica e la centralità della persona. Di fronte ai rischi di manipolazione, dipendenza digitale e condizionamento cognitivo, soprattutto per i minori, la sfida è costruire un rapporto uomo-macchina che valorizzi il capitale umano invece di sostituirlo. La riflessione del generale Nicola Cristadoro

Qualche giorno fa, il professore Mario Caligiuri – illustre accademico con il quale intrattengo un prezioso scambio intellettuale (almeno per quanto mi riguarda) su argomenti di comune interesse, quali l’Intelligence e la guerra cognitiva – mi ha inviato il suo saggio L’algoritmo educativo e i suoi nemici. “Strategie pedagogiche per orientarsi nella metamorfosi del mondo”, pubblicato sul n. 1/2026 della rivista scientifica “Studi sulla Formazione”.

L’argomento principe del saggio è, sostanzialmente, la proposta di sviluppare un’intelligenza artificiale (IA) che abbia una funzione formativo-pedagogica vantaggiosa per gli esseri umani, se non in forma dominante, quantomeno a latere di quella che attualmente guida i criteri di ricerca e sviluppo dell’IA, basata su presupposti meramente economici e di sfruttamento dell’umanità attraverso la manipolazione cognitiva. Un fondamento etico, dunque, che, come ben evidenziato nel testo, si scontra con una realtà non utile, bensì utilitaristica.