Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiL’autonomia differenziata non spaccherà l’Italia e non creerà un sistema di tutele a diverse velocità, mentre sul fronte della Protezione Civile il coordinamento delle grandi emergenze nazionali resterà in capo allo Stato.

È questo il messaggio rassicurante che i ministri Orazio Schillaci (Salute) e Nello Musumeci (Protezione Civile) hanno ribadito durante le audizioni davanti alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Al centro del confronto, gli schemi di intesa preliminare con Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto, che puntano a trasferire nuove competenze gestionali senza però intaccare i pilastri dell’unità nazionale e dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep e Lea).

La sanità tra flessibilità e vincoli nazionali

Per il ministro Schillaci, il passaggio a una maggiore autonomia non rappresenta una rivoluzione, quanto piuttosto un’evoluzione del regionalismo sanitario già consolidato dalle riforme del 1992 e del 2001. «L’autonomia differenziata in sanità non metterà in discussione l’universalità del Servizio sanitario nazionale né determinerà una sanità «a due velocità»», ha assicurato il ministro.