SCHIO (VICENZA) - Fissavano appuntamenti tramite un'app di incontri e poi aggredivano le vittime per rapinarle. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Schio, coordinati dalla Procura di Vicenza, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due giovani (un 19enne ed un 21enne, entrambi cittadini italiani residenti a Schio) ritenuti responsabili di una serie di violente rapine. Un terzo soggetto risulta indagato in stato di libertà per un solo episodio.

Le indagini L'indagine ha permesso di disarticolare un gruppo criminale che agiva sempre secondo lo stesso schema: attirava le vittime (uomini tra i 40 e i 64 anni) fissando appuntamenti al buio tramite la piattaforma di “incontri”. Una volta giunte sul posto, le vittime venivano aggredite da più soggetti travisati, rapinate e, in un caso, persino costretto con la forza a salire a bordo della propria auto ed obbligato ad eseguire un prelievo di denaro ad uno sportello bancomat. I carabinieri hanno accertato la responsabilità dei due arrestati in tre distinti episodi avvenuti a Schio nell'autunno 2025: - 16-17 settembre 2025: Un 43enne venne aggredito e rapinato di portafoglio e cellulare. La refurtiva era stata subito dopo rinvenuta dai militari in via Romana Rompato. A seguito dei fatti la vittima aveva riportato lesioni guaribili in 5 giorni di prognosi; - 3-4 novembre 2025: Un 40enne venne aggredito, costretto a salire sui sedili posteriori della propria auto ed immobilizzato, mentre uno dei malviventi si metteva alla guida verso un ATM del centro storico cittadino ove poi la vittima fu costretta ad eseguire un prelievo di denaro; - 4-5 novembre 2025: Un 64enne veronese viene minacciato di morte e picchiato fino a perdere i sensi per essersi rifiutato di consegnare il denaro. Asportarono alla vittima denaro contante, tessere bancomat e documenti identificativi. A seguito dei fatti la vittima aveva riportato lesioni guaribili in 7 giorni di prognosi. I telefoni La svolta nelle indagini condotte dai carabinieri di Schio è arrivata grazie all'analisi incrociata delle immagini di videosorveglianza cittadina e degli istituti di credito, supportata da una capillare attività di controllo del territorio. Nel mese di dicembre, sulla scorta delle prime risultanze investigative, la Procura Berica aveva delegato delle perquisizioni domiciliari. L’attività eseguita dai carabinieri ha consentito di sequestrare i telefoni degli indagati e gli indumenti utilizzati durante i colpi. La successiva consulenza tecnica sui dispositivi mobili ha cristallizzato l'impianto accusatorio: nei telefoni sono state trovate chat e messaggi in cui i giovani pianificavano i dettagli delle aggressioni in tempo reale, segnalando l'arrivo imminente delle vittime.