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Laura De Feudis

L'editore AnteLitteram ripubblica, con la prefazione della linguista Laura Nacci, «La virtù di Checchina» di Matilde Serao. Un testo che, quasi 150 anni dopo, dice tanto anche alle e delle donne di oggi

Può un piccolo libro di fine '800, una riedizione di un testo di Matilde Serao, parlare della condizione delle donne (di molte ancora) del 2026? «La virtù di Checchina» (collana AnteLitteram dell'editore TAB) è un racconto breve in cui sembra che non succeda niente. E invece succede tutto. Ha un tempo di lettura ideale in un periodo sovraccarico e di molta fretta. È il racconto di una vicenda normale, qualche giorno nella vita di una donna come tante, che ci mostra quanto un certo sguardo sia ancora attuale. Uno sguardo che è stereotipo e che, a volte, è interiorizzato dalle stesse donne.

«Ogni anno con la scelta dei temi di maturità, ma anche nei testi scolastici, nelle grandi occasioni spicca l'assenza di voci femminili nella letteratura, come le donne non avessero mai scritto o prodotto opere di qualità, degne di nota - dice Laura Nacci che ha curato la prefazione di «La virtù di Checchina» - e penso a quanto meriterebbero di essere ricordate e tenute presente la stessa Matilde Serao, Ida Baccini, Sibilla Aleramo. Non dimentichiamoci che le donne ancora tra fine 800 e inizi 900 non potevano svolgere professioni "di prestigio", né pubblicare libri se non con pseudonimi o in forma anonima. E quindi ben venga poter dare spazio e voce alle autrici. Tanto più che questo racconto è assolutamente moderno e parla alle donne di oggi. E svela un condizionamento antico che ancora sopravvive. E che non viene solo dall'esterno»