Un dato potrebbe aggravare la posizione di Valter Lavitola, indagato dalla Procura di Roma come mandante dell'attentato organizzato in ottobre sotto casa del giornalista di Report - e suo grande amico - Sigfrido Ranucci, a Torvaianica, sul litorale romano: l'imprenditore ha comprato il biglietto aereo che lo avrebbe dovuto portare in Africa, per la precisione in Camerun, dopo gli arresti dei quattro avellinesi accusati di avere materialmente piazzato la bomba e averla fatta esplodere.
Emerge dalle indagini della Dda di Roma - i pm sono Carlo Villani ed Edoardo De Santis - e dei carabinieri del Nucleo investigativo che, quando si sono accorti che Lavitola stava andando a Fiumicino accompagnato dalla moglie, hanno fatto scattare una perquisizione a suo carico.Le date Le date sono importanti: uno dei sospetti è che l'ex editore avesse intenzione di scappare. Un'ipotesi che lui ha respinto più volte, negando ogni coinvolgimento con l'attentato: Lavitola sostiene di avere affari in Camerun, dove il suo tuttofare, Gomes Clesio Tavares, sta gestendo per suo conto un business relativo al carbon credit. Ieri, intervistato dal Tg1, Tavares ha detto che l'imprenditore gli ha raccontato delle perquisizioni e hanno deciso di interrompere i contatti: «Mi ha scritto che ci sono stati la polizia, i carabinieri, e che è meglio se non ci sentiamo più». Ha anche detto che aveva intenzione di tornare in Italia, ma ha cambiato idea, «il rischio è che non mi facciano rientrare in Africa, sto facendo un lavoro che non posso fermare». Anche Tavares è indagato: secondo la Procura sarebbe stato lui a contattare gli avellinesi su mandato dell'ex editore, commissionando l'attentato. E sempre Tavares - è emerso dalle indagini - è volato in Camerun poco dopo l'esplosione, con un viaggio che sarebbe stato organizzato proprio da Lavitola. Una circostanza che entrambi giustificano parlando di una trasferta di lavoro.Gli arresti dei presunti esecutori materiali risalgono al 30 giugno. La partenza di Lavitola, messa in pausa dall'intervento dei carabinieri, risale invece al 4 luglio.Dalle indagini erano già emerse circostanze sospette, come il fatto che, per effettuare i sopralluoghi davanti alla casa di Ranucci, prima di piazzare l'esplosivo, gli arrestati avrebbero usato un'auto con la quale abitualmente viaggiano Tavares e la compagna. Secondo la ricostruzione della Procura, inoltre, Lavitola avrebbe anche effettuato una di quelle perlustrazioni il 15 settembre, un mese prima dell'attentato.Ingressi in Rai C'è anche un altro fronte di indagine: gli inquirenti vogliono accertare quante volte, negli ultimi anni, Lavitola sia stato fisicamente presente nella redazione di Report e per quale motivo: un dato che viene ritenuto importante per ricostruire il movente dell'attentato. Gli investigatori stanno anche analizzando le interviste e le dichiarazioni rilasciate dall'imprenditore in questi giorni per capire se si tratti di un tentativo di inviare «messaggi», o di una vera e propria strategia di depistaggio.Intanto sui suoi profili social il giornalista Massimo Giletti sostiene che, oltre a Lavitola, anche una terza persona «avrebbe recitato un ruolo importante in questa vicenda. Un personaggio conosciuto - prosegue - frequentatore del ristorante "Cefalù", di proprietà di Lavitola». A detta di Giletti, gli inquirenti «si stanno domandando se il ruolo che ha recitato questo terzo uomo sia un ruolo consapevole o inconsapevole». Il dato «che vi posso dare è che lui è estremamente preoccupato, visto tutto quello che sta succedendo», aggiunge il conduttore. Sempre ieri, inoltre, Ranucci, tramite il suo legale, Roberto De Vita, ha sporto denuncia per diffamazione aggravata in relazione alla «diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa» che hanno, a suo dire, formulato «congetture ed insinuazioni» che lo fanno apparire «mediante esplicite allusioni» come beneficiario della bomba fatta esplodere il 16 ottobre sotto casa sua. Il legale ha trasmesso ai magistrati romani anche una seconda denuncia che in calce ha le firme dei giornalisti della redazione di Report, in cui si ipotizzano i reati di rivelazione del segreto d'ufficio e del segreto investigativo.






