È notte a Sinjil, in Cisgiordania. E fa freddo, nonostante sia piena estate. Sinjil si trova lungo la strada principale che collega Ramallah e Nablus e le sue colline a nord sono costellate di insediamenti e avamposti israeliani, illegali ai sensi del diritto internazionale. Attorno a un piccolo fuoco, sul dorso di uno di questi colli, una quindicina di palestinesi scrutano le valli sottostanti, in cerca si movimenti che possano preannunciare un attacco dei coloni, mentre diverse auto pattugliano la cittadina. I due gruppi si coordinano tramite i gruppi WhatsApp della comunità, dove volontari e residenti condividono aggiornamenti e segnalazioni in caso di incursioni – alcuni di loro, hanno raccontato a Reuters, attribuiscono la loro sopravvivenza alla protezione offerta da questa rete. Sono volontari che hanno costruito comitati locali che si auto-organizzano per difendere Sinjil dalle crescenti violenze operate per mano dei coloni: uno dei tanti nati in Cisgiordania. “L’esercito li protegge e non li ferma. Chiamiamo l’esercito. Chiamiamo la polizia. È tutto inutile”, ha detto Fadi Alwan, uno dei volontari, mostrando le ferite ancora fresche che gli ha procurato un colono con una mazza chiodata durante un attacco diurno, mentre cercava di raccogliere il grano. Dunque per difendersi hanno deciso di fare da sé.
Cisgiordania, ronde anti-coloni coordinate su WhatsApp: "La polizia è complice"
A Sinjil i palestinesi si organizzano di notte per difendersi dai raid dei coloni. La polizia israeliana non risponde







